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Area · GDPR — Privacy e dati personali

Diritto di rettifica

È il diritto che permette di correggere o aggiornare dati personali errati, incompleti o non più adeguati.

Posizione nella tavolaTutti i diritti

Cos’è

Il diritto di rettifica è il diritto di ottenere la correzione immediata dei dati personali inesatti e l’integrazione di quelli incompleti in possesso di un’azienda o di un ente.

È uno dei diritti più forti del GDPR perché:

  • non richiede una motivazione particolare, se i dati sono oggettivamente sbagliati;
  • il titolare deve agire senza ingiustificato ritardo;
  • si applica a qualsiasi dato inesatto, indipendentemente da come è stato raccolto.

Differenza con la cancellazione

  • Rettifica: i dati restano, ma vengono corretti.
  • Cancellazione: i dati vengono eliminati completamente.

In pratica: se un’azienda ha scritto male il tuo nome, ha un tuo vecchio indirizzo o informazioni sbagliate sul tuo conto, puoi chiedere che vengano corretti subito.

Quando si applica

Il diritto di rettifica si esercita in sei situazioni tipiche.

1. Dati anagrafici errati

  • Nome o cognome con errori di ortografia
  • Data o luogo di nascita sbagliati
  • Indirizzo obsoleto o errato
  • Numero di telefono o email non aggiornati
  • Codice fiscale errato

Esempio: ti chiami Mario Rossi, ma nel database dell’azienda risulti «Mario Rosi». Chiedi la rettifica allegando la carta d’identità.

2. Dati professionali o accademici inesatti

  • Titolo di studio indicato erroneamente
  • Qualifica professionale non corretta
  • Datore di lavoro attuale sbagliato
  • Esperienza lavorativa riportata in modo impreciso
  • Competenze attribuite erroneamente

Esempio: LinkedIn mostra che lavori per l’azienda X, ma hai cambiato lavoro sei mesi fa. Chiedi la rettifica con la nuova posizione.

3. Dati finanziari o creditizi errati

  • Segnalazione di una morosità inesistente presso le centrali rischi (CRIF, Experian)
  • Importo del debito errato
  • Pagamenti registrati come non effettuati, ma che hai regolarmente saldato
  • Rating creditizio calcolato su dati sbagliati
  • Conti bancari chiusi che risultano ancora aperti

Esempio: una centrale rischi ti segnala come «cattivo pagatore» per un debito di 5.000 €, ma hai le ricevute che dimostrano che hai pagato tutto. Chiedi la rettifica immediata allegando le ricevute.

4. Dati sanitari inesatti

  • Diagnosi errata o incompleta nella cartella clinica
  • Allergie o patologie attribuite erroneamente
  • Terapie indicate come in corso, ma già concluse
  • Gruppo sanguigno sbagliato
  • Anamnesi incompleta o imprecisa

Esempio: nella cartella clinica risulta che sei allergico alla penicillina, ma non è vero. Rischi che ti vengano negate cure necessarie. Chiedi una rettifica urgente.

5. Dati giudiziari incompleti

  • L’articolo di giornale riporta solo l’arresto, ma non l’assoluzione successiva
  • Il database mostra un procedimento penale aperto che è stato archiviato
  • La sentenza è riportata solo in parte, senza l’esito finale favorevole
  • Il casellario giudiziale non è aggiornato dopo l’estinzione del reato

Esempio: un articolo del 2015 riporta il tuo arresto per truffa. Il procedimento si è chiuso nel 2017 con l’archiviazione («il fatto non sussiste»), ma l’articolo non è mai stato aggiornato. Puoi chiedere la rettifica (l’aggiunta dell’esito) o, in alternativa, la cancellazione (Art. 17).

6. Informazioni incomplete che creano un quadro distorto

  • Manca l’esito positivo di un procedimento
  • Una storia lavorativa parziale fa sembrare ingiustificati alcuni periodi di inattività
  • Una recensione negativa omette i tuoi chiarimenti
  • Mancano i dati di contesto necessari a capire la situazione

Esempio: il database della banca mostra «3 rate del mutuo non pagate nel 2020». È vero, ma omette che hai saldato tutto nel 2021 dopo un accordo di dilazione. Il dato è tecnicamente vero, ma incompleto e fuorviante. Chiedi l’integrazione.

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