Class Action vs Google · accolta dal Tribunale di Milano

Dossier · Google Class Action

GoogleClass Action

  • Azione inibitoria collettiva
  • Tribunale di Milano
  • Accolta5 ottobre 2026

Il Tribunale di Milano ha accolto l’azione inibitoria collettiva contro Google. Google dovrà consentire di allegare documenti alle richieste di deindicizzazione e motivare eventuali dinieghi.

Leggi la decisione
La decisione[01]

Comunicato stampa · Milano, 5 ottobre 2026

Diritto all’oblio, il Tribunale di Milano ordina a Google di modificare le procedure per la gestione delle richieste degli utenti

Stato dell’azione

Stato dell’azione: In corso

Accolta

Accolta l’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri di Algopolio. Google dovrà consentire agli utenti di produrre documenti a sostegno delle richieste di deindicizzazione e dovrà motivare eventuali dinieghi in modo immediatamente comprensibile.

Il Tribunale di Milano ha accolto l’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri dell’associazione Algopolio nei confronti di Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l.

La decisione censura le modalità con le quali Google gestisce le richieste formulate dagli utenti per l’esercizio del diritto all’oblio ai sensi degli articoli 17 e 21 del GDPR, riconoscendo come le procedure attuali ne inibiscano di fatto l’esercizio.

Leggi il comunicato stampa

Che cosa ha ordinato il Tribunale

  1. Ordine 01

    Allegare i documenti

    Procedura contestata: Al modulo si può allegare solo un documento d’identità.

    Ordine del Tribunale: Google dovrà modificare le procedure e la modulistica a disposizione degli utenti, consentendo loro di allegare documentazione a supporto della propria richiesta di deindicizzazione.

  2. Ordine 02

    Motivare il diniego

    Procedura contestata: I rigetti non indicano alcuna ragione specifica.

    Ordine del Tribunale: Google dovrà motivare l’eventuale diniego sulla base di una valutazione dei documenti presentati dall’interessato, così da consentirgli di comprenderne in maniera immediata ed effettiva le ragioni.

Termine per Google

Mancano

39giorni

Il termine del 15 novembre 2026 è decorso.

Entro questa data Google dovrà modificare le proprie procedure e modulistiche.

In caso di ritardo

Una consistente sanzione economica per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine.

Base giuridica
Artt. 17 e 21 GDPRIl diritto all’oblio, esercitato ai sensi degli articoli 17 e 21 del Regolamento europeo sulla protezione dei dati.
Giurisdizione
Italiana, anche su Google LLCIl Tribunale ha pronunciato l’ordine anche nei confronti di Google LLC, superando l’eccezione di difetto di giurisdizione formulata dalla sua difesa.
Convenute
Google LLC · Google Ireland Limited · Google Italy S.r.l.Le tre società nei cui confronti è stata promossa l’azione inibitoria collettiva.
La portata[02]

La portata della decisione

La decisione rappresenta un passaggio importante per la piena effettività di un diritto previsto dal GDPR, con ricadute di rilevanza nazionale ed europea.

Effettività dei diritti

Una decisione che rafforza e tutela l’esigenza di effettività dei diritti nell’ambiente digitale.

La decisione assume particolare rilievo perché interviene non soltanto sulla gestione di singole richieste, ma sul funzionamento della procedura attraverso la quale gli utenti possono esercitare nei confronti di un motore di ricerca globale un diritto riconosciuto dalla normativa europea.

Il tema era al centro dell’azione avviata nel novembre 2025, con cui alcuni membri di Algopolio, con altri ricorrenti, avevano contestato le procedure di Google nella gestione delle richieste di deindicizzazione, in quanto ritenute standardizzate e non adeguatamente individualizzate.

Prof. Vincenzo Morabito

La nostra battaglia è sempre stata prima di tutto una battaglia per l’effettività dei diritti fondamentali. Un diritto esiste realmente solo se una persona è messa nelle condizioni di esercitarlo. Il punto è intervenire su un meccanismo che incide concretamente sulla vita delle persone e sulla possibilità di difendere la propria reputazione e dignità. La decisione del Tribunale tocca proprio quel meccanismo: chi si rivolge a Google dovrà poter rappresentare pienamente il proprio caso, produrre la documentazione necessaria e comprendere le ragioni di un eventuale diniego.

Prof. Vincenzo MorabitoPresidente di Algopolio e primo ricorrente

Italia · Unione europea

Una questione che supera i confini italiani

La pronuncia del Tribunale di Milano riguarda l’applicazione concreta degli articoli 17 e 21 del GDPR e pone quindi una questione che può assumere una rilevanza ben oltre il singolo procedimento italiano.

Il diritto all’oblio è, infatti, riconosciuto dalla normativa europea e Google opera attraverso procedure destinate a milioni di utenti nell’Unione. La decisione italiana è pioniera nell’assicurare e garantire tutela a tutti gli utenti dell’Unione.

La decisione è di sicuro interesse per la tutela dei diritti fondamentali sotto un duplice profilo. Sul piano processuale, chiarisce le complesse problematiche sottese al radicamento della giurisdizione italiana rispetto ad azioni di classe e collettive avviate nei confronti dei giganti del web, così assicurando il diritto di accesso al giudice. Sul piano sostanziale, il Tribunale rilegge la normativa europea alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE, esigendo procedure individualizzate, non automatizzate, a tutela del diritto all’oblio.

Avv. Prof. Barbara RandazzoStudio legale ORALEX · assiste i ricorrenti

Il Tribunale ha finalmente reso sostanziale una tutela prevista dal GDPR che le procedure di Google avevano svilito e reso meramente formale. Davvero positivo è anche il fatto che il Tribunale abbia, come richiesto, ritenuto di pronunciare l’ordine nei confronti di Google LLC, superando l’eccezione di difetto di giurisdizione formulata dalla relativa difesa. Anche l’accertamento della giurisdizione italiana per una controversia di questo tipo costituisce un rafforzamento delle tutele degli utenti.

Avv. Silvia CossuStudio legale LEXIA · assiste i ricorrenti

Dichiarazioni dal comunicato stampa del 5 ottobre 2026.

Il fascicolo[03]

Chi ha promosso l’azione

Nel novembre 2025 alcuni membri dell’associazione Algopolio, con altri ricorrenti, assistiti dagli Avvocati Prof. Barbara Randazzo e Ruggero Rudoni dello Studio legale ORALEX e dagli Avvocati Francesco Dagnino e Silvia Cossu dello Studio legale LEXIA, hanno promosso un’azione inibitoria collettiva nei confronti di Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l. Primo ricorrente è il Prof. Vincenzo Morabito, Presidente di Algopolio.

Scheda del procedimento
01Tipo di azione
Azione inibitoria collettiva
02Foro
Tribunale di Milano
03Avvio
Novembre 2025
04Ricorrenti
Alcuni membri dell’associazione Algopolio, con altri ricorrentiPrimo ricorrente: Prof. Vincenzo Morabito
05Convenute
Google LLC · Google Ireland Limited · Google Italy S.r.l.
06Oggetto
Gestione delle richieste di deindicizzazione e tutela del diritto all’oblioArtt. 17 e 21 GDPR
07Stato
Accolta5 ottobre 2026
08Termine per Google
15 novembre 2026Con una consistente sanzione economica per ogni giorno di ritardo
L’oggetto[04]

L’oggetto

La Class Action contro Google ha contestato il rigetto sistematico delle richieste di deindicizzazione e rimozione, attraverso procedure standardizzate e non personalizzate, adottate anche in sostanziale elusione di provvedimenti specifici dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Non si tratta solo di rimuovere link isolati, ma di interrompere il meccanismo sistemico che consente al falso di propagarsi e restare accessibile per anni, trasformando insinuazioni ed errori in «verità digitali» difficili da cancellare.

— I legali coinvolti
Volto umano attraversato da frammenti di dati

Un singolo risultato di ricerca

…può determinare il destino di un individuo o di un’impresa.

Come è nata

Una macchina che non ascolta

La Google Class Action nasce da un gruppo di persone che per anni hanno lottato in silenzio contro una macchina che non ascolta.

Ciascuno di loro ha una storia diversa, ma un dolore identico: essere ridotti a un link, a una pagina, a un pregiudizio che si rigenera ogni volta che qualcuno digita il loro nome.

Dietro ogni notizia falsa indicizzata c’è una vita sospesa, un lavoro perduto, un’identità deformata.

Questa iniziativa è nata per trasformare quella sofferenza in azione civile, per restituire alle vittime la loro voce e all’opinione pubblica la consapevolezza che il potere degli algoritmi non può essere assoluto.

Google ha continuato a indicizzare e a diffondere contenuti falsi e lesivi anche dopo aver ricevuto prove e diffide documentate. Per alcune persone, questo ha significato la distruzione della reputazione, la perdita del lavoro, la rovina economica e personale.

Le ragioni[05]

Tre ragioni, un principio

Capitolo I

La verità non è un’opinione.

I motori di ricerca, pur dichiarandosi semplici intermediari, affermano di non avere responsabilità sui contenuti. Tuttavia, ogni risultato mostra come le scelte algoritmiche possano amplificare il falso, creare correlazioni arbitrarie, privilegiare alcune fonti e riportare in superficie informazioni già smentite.

Questo non rappresenta neutralità, ma orientamento dell’informazione.

E quando ad essere orientata è la verità, ci si trova di fronte a una nuova forma di potere: non eletta, non controllata e potenzialmente decisiva.

Capitolo II

Il diritto all’oblio come ultimo baluardo della dignità.

Ogni persona ha diritto a non essere definita per sempre da un errore, da un sospetto o da una menzogna.

La Corte di Giustizia Europea e la Cassazione italiana hanno riconosciuto che il diritto all’oblio non cancella la storia, ma restituisce proporzione e contesto.123

Google, invece, continua a conservare, indicizzare e rilanciare contenuti che la giustizia ha già smentito o archiviato, perpetuando un danno che si rinnova ogni giorno, in ogni ricerca.

Quando una menzogna resta online per anni, non è più informazione: è una condanna civile senza appello.

Capitolo III

Danni economici e morali: quando la reputazione viene distrutta dall’algoritmo.

Le persone coinvolte in questa class action hanno perso contratti, clienti, opportunità di lavoro e relazioni personali.

Molti hanno subito un danno psicologico profondo, aggravato dall’impossibilità di difendersi da un sistema automatizzato che non ascolta e non risponde.

Il Tribunale di Milano ha già riconosciuto in più casi che la tardiva deindicizzazione da parte di Google costituisce fonte di danno risarcibile.4

Questa class action ha chiesto un’inibitoria: un ordine del giudice per bloccare l’illecito, deindicizzare le notizie false e imporre il rispetto dei diritti digitali.

Ma ha chiesto anche un principio morale: che la dignità non sia sacrificata all’indicizzazione.

Le violazioni contestate[06]

Quattro violazioni contestate

La class action ha sostenuto che Google adotti, in modo sistematico e strutturale, una procedura di deindicizzazione illegittima e contraria al GDPR, lesiva dei diritti fondamentali di un numero elevatissimo di persone.

  1. Capo 01Diritto all’oblio →

    Impossibilità di allegare prove

    La procedura di Google non consente di inviare documenti utili a dimostrare la falsità, l’inattualità o l’illiceità dei contenuti da deindicizzare, svuotando di fatto il diritto all’oblio.

  2. Capo 02Artt. 17 e 21 GDPR

    Assenza di valutazione individualizzata

    Le risposte sono standardizzate, impersonali, identiche e prive di qualsiasi riferimento al caso concreto; Google non compie alcun bilanciamento tra diritti contrapposti, come imposto dagli artt. 17 e 21 GDPR.

  3. Capo 03Art. 22 GDPR

    Mancanza di motivazione e di contraddittorio

    Google non spiega perché rigetta le richieste e non offre alcun interlocutore umano, suggerendo una procedura interamente automatizzata, in possibile violazione dell’art. 22 GDPR.

  4. Capo 04Diritto all’oblio →

    Mancata rimozione completa degli URL

    Google non elimina tutti gli URL collegati né le varianti equivalenti, compromettendo l’effettività del diritto all’oblio.

Queste condotte, secondo il ricorso, non sono errori isolati ma violazioni sistematiche, idonee a colpire un numero indefinito di cittadini, e quindi perfettamente adatte all’azione di classe.

La procedura[07]

Com’è oggi. Come deve essere.

La class action inibitoria mirava a velocizzare i tempi di deindicizzazione, chiedendo al Tribunale di Milano di imporre a Google di modificare la procedura, che dovrebbe essere completamente diversa dall’attuale modello automatizzato e opaco. Il Tribunale ha accolto l’azione: entro il 15 novembre 2026 Google dovrà modificare procedure e modulistica, consentendo di allegare documentazione alle richieste e motivando l’eventuale diniego.

  1. Procedura Google oggi: Form rigido e senza possibilità di allegare prove.

    Procedura richiesta dalla class action: Aperta al caricamento di allegati.

  2. Procedura Google oggi: Nessun interlocutore umano.

    Procedura richiesta dalla class action: Gestita da persone reali.

  3. Procedura Google oggi: Nessun contraddittorio.

    Procedura Google oggi: Risposte automatiche e impersonali.

    Procedura Google oggi: Assenza totale di valutazione concreta.

    Procedura richiesta dalla class action: Trasparente e motivata.

In una parola: effettiva.

Senza questi requisiti, sosteneva la class action, il diritto all’oblio rischia di essere svuotato e privo di qualsiasi efficacia. La decisione del Tribunale riconosce che le procedure attuali ne inibiscono di fatto l’esercizio.

La procedura di deindicizzazione dovrebbe consentire all’interessato di allegare documenti di prova e obbligare Google a svolgere una valutazione concreta e individualizzata del caso, esaminando le circostanze specifiche, bilanciando il diritto alla reputazione con la libertà di informazione e motivando in modo chiaro l’eventuale rigetto. La risposta non può essere standardizzata né automatica, né può mancare un interlocutore umano.

05Come funziona oggi la procedura di Google, passo per passo
  1. Un modulo online precompilato e rigido

    L’utente deve usare un form standard sul sito di Google, dove può:

    • inserire i dati personali;
    • indicare gli URL da rimuovere;
    • scrivere una breve motivazione;
    • allegare solo un documento d’identità.

    Non è possibile caricare documenti di prova, articoli, sentenze, provvedimenti, certificazioni o qualunque supporto utile alla valutazione della richiesta.

  2. Nessuna interazione, nessun contraddittorio, nessun contatto umano

    Il modulo non offre alcuna possibilità di interlocuzione:

    • non esiste un referente umano;
    • non è indicato un tempo di risposta;
    • non è consentito inviare ulteriori chiarimenti o integrazioni;
    • l’utente non può replicare o motivare meglio la sua posizione.

    È una procedura totalmente unilaterale e chiusa.

  3. Risposte automatiche, standardizzate e identiche per tutti

    Google risponde sempre con e-mail:

    • automatizzate;
    • identiche nel testo (stessa formulazione per casi diversi);
    • prive del nome del richiedente;
    • firmate genericamente dal «Team Google».

    Non c’è alcun riferimento al caso concreto né ai contenuti citati dall’utente. La risposta è un copia-incolla sempre uguale, anche quando cambiano fatti, contenuti, URL o motivazioni.

  4. Nessuna valutazione individualizzata

    Le risposte mostrano che Google non valuta nel merito le richieste:

    • non verifica la veridicità del contenuto contestato;
    • non bilancia diritto all’oblio e libertà di informazione;
    • non esamina l’inattualità delle notizie;
    • non considera provvedimenti giudiziari o del Garante.

    I rigetti non indicano alcuna ragione specifica, ma solo frasi generiche senza alcun contenuto reale.

  5. Nessuna rimozione completa degli URL

    Anche quando Google rimuove un URL, non rimuove:

    • le copie dell’articolo;
    • le versioni in inglese;
    • le pagine mirror;
    • i link interni;
    • le immagini;
    • i suggerimenti di ricerca («autocomplete»).

    L’efficacia della deindicizzazione è quindi parziale o nulla.

Le richieste[08]

Che cosa chiedeva l’azione

L’azione chiedeva un’inibitoria: un ordine del giudice per bloccare l’illecito, deindicizzare le notizie false e imporre il rispetto dei diritti digitali.

  1. Richiesta 01 / 02

    Richiesta di deindicizzazione

    Una valutazione individuale, non una risposta precompilata.

    La prima condotta contestata riguarda il modo in cui il motore di ricerca gestisce tutte le richieste di deindicizzazione: attraverso risposte automatiche, precompilate, impersonali e identiche per ogni utente, senza alcuna analisi concreta dei fatti. Secondo il ricorso, la procedura è strutturalmente inadeguata e viola gli obblighi di valutazione individuale imposti dal GDPR.

  2. Richiesta 02 / 02

    Protocollo di verifica

    Tempi certi, decisioni motivate, controllo umano.

    Il secondo punto chiedeva a Google di istituire un protocollo di verifica e risposta rapida per tutti i reclami legati a contenuti falsi o lesivi. Chi subisce un danno digitale è costretto a dialogare con sistemi automatici che non rispondono, non spiegano e non assumono responsabilità. L’inibitoria puntava a introdurre un meccanismo trasparente, con tempi certi e decisioni motivate, che garantisca un controllo umano e verificabile.

Il principio

Non si chiede un indennizzo, ma un principio

Che un algoritmo non possa continuare a violare i diritti delle persone: nel valutarli, non può mancare un interlocutore umano.

Richiesta di inibitoria[09]

La richiesta, punto per punto

La class action chiedeva al Tribunale di Milano di emettere un provvedimento inibitorio contro Google, obbligandola a cambiare radicalmente la procedura di deindicizzazione. In particolare, si chiedeva che Google fosse obbligata a:

  1. Adottare una procedura conforme al GDPR

    Con requisiti minimi non negoziabili, tra cui:

    • la possibilità per l’utente di allegare documenti di prova a sostegno della richiesta;
    • una valutazione concreta, individualizzata e trasparente del caso;
    • il divieto di usare risposte standardizzate o automatizzate, imponendo invece una motivazione specifica del rigetto.
  2. Cessare immediatamente le condotte illegittime

    Si chiedeva al Tribunale di dichiarare illecito il comportamento sistematico di Google e di inibirlo con effetto immediato.

  3. Adottare ogni misura per rimuovere gli effetti delle violazioni

    Si chiedeva che Google eliminasse le conseguenze dei propri inadempimenti, anche sul piano organizzativo e procedurale.

La libertà digitale non può essere esercitata a discapito della verità e della dignità umana.

Lo strumento[10]

Che cos’è una class action?

Una class action è uno strumento giuridico che permette a più persone di agire insieme quando hanno subito lo stesso tipo di danno da parte di un soggetto privato o pubblico. È una forma di giustizia collettiva che consente di unire in un’unica azione casi simili, evitando che ogni vittima debba affrontare da sola costi, tempi e complessità di un processo individuale.

Perché

Nel diritto italiano, la class action serve a ristabilire l’equilibrio tra il potere dei grandi soggetti economici e i diritti dei cittadini, garantendo una tutela effettiva anche a chi da solo non avrebbe la forza di agire.

Può assumere due forme

  • Risarcitoria

    Quando si chiede un risarcimento economico per il danno subito.

  • Inibitoria

    Quando si chiede al giudice di fermare una condotta illecita o dannosa che continua a produrre effetti negativi.

    → Il caso contro Google

  • +350

    class action promosse in Italia dal 2010

  • +40%

    incremento delle azioni collettive promosse nell’UE

  • +1200

    class action depositate ogni anno negli USA

Dati riportati dal sito della Google Class Action.

Quando

In sintesi, la class action è la voce collettiva dei cittadini quando un potere privato diventa troppo grande per essere contrastato da un singolo.

È uno strumento di civiltà giuridica e di equilibrio democratico: un modo per ricordare che anche nel mondo digitale nessuno è al di sopra della legge.

Le nostre storie[11]

Le nostre storie

Voci di chi vive ciò che la class action ha contestato. I nomi sono omessi a tutela delle persone.

  1. Per anni ho inviato diffide e documenti che dimostravano la falsità di quelle notizie. Google non ha mai risposto. Nel frattempo ho perso clienti, amicizie, fiducia. Ogni volta che cercavano il mio nome, usciva quella bugia.

    nome omesso a tutela della persona
  2. Un errore giudiziario poi archiviato è diventato il mio biglietto da visita digitale. Nessuno leggeva l’assoluzione, ma tutti vedevano il titolo indicizzato da Google.

    nome omesso a tutela della persona
  3. La macchina dei risultati non dimentica. Io sì, ma l’algoritmo no. E la mia vita è rimasta ferma a un link.

    nome omesso a tutela della persona

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Con la decisione del Tribunale di Milano, entro il 15 novembre 2026 Google dovrà consentire di allegare documenti alle richieste di deindicizzazione e motivare l’eventuale diniego.

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Il procedimento[12]

Il procedimento, tappa per tappa

Novembre 2025 – novembre 2026

Dall’avvio alla decisione, fino al termine per Google

L’azione è stata avviata nel novembre 2025. All’udienza dell’11 dicembre 2025 il Collegio ha fissato il calendario processuale. Il 5 ottobre 2026 il Tribunale di Milano ha accolto l’azione; il termine fissato a Google per modificare procedure e modulistica è il 15 novembre 2026.

Le tappe del procedimento

  1. nov2025

    Avvio dell’azione

    Alcuni membri di Algopolio, con altri ricorrenti, promuovono l’azione inibitoria collettiva contro Google davanti al Tribunale di Milano.

  2. 11dic 2025

    Udienza

    Il Collegio fissa il calendario processuale (comunicato stampa del 15 dicembre 2025).

    Leggi il comunicato
  3. 23gen 2026

    Osservazioni dei ricorrenti

    Termine fissato per il deposito, da parte dei ricorrenti, di osservazioni sintetiche scritte in replica alle memorie difensive depositate da Google in sede di costituzione.

  4. 06feb 2026

    Osservazioni di Google

    Termine fissato per il deposito, da parte di Google, di osservazioni sintetiche scritte in risposta alla replica dei ricorrenti.

  5. 05ott 2026

    Azione accolta

    Il Tribunale di Milano accoglie l’azione e ordina a Google di modificare procedure e modulistica (comunicato stampa del 5 ottobre 2026).

    Leggi il comunicato
  6. 15nov 2026

    Termine per Google

    Entro questa data Google dovrà modificare procedure e modulistica, con una consistente sanzione economica per ogni giorno di ritardo.

    Tra 39 giorni

Le date dall’11 dicembre 2025 al 6 febbraio 2026 sono state fissate dal Collegio all’udienza dell’11 dicembre 2025 (comunicato stampa del 15 dicembre 2025); la decisione del 5 ottobre 2026 e il termine del 15 novembre 2026 sono riportati nel comunicato stampa del 5 ottobre 2026.

Comunicato stampa del 15 dicembre 2025

Questa azione non riguarda solo i singoli ricorrenti ma tocca i diritti fondamentali di qualsiasi cittadino italiano ed europeo. Per troppo tempo la sproporzione di potere tra piattaforme globali e cittadini ha reso difficile ottenere tutela. Questa azione vuole dimostrare che i diritti fondamentali, inclusi quelli sulla privacy e sulla protezione dei dati, non possono essere compressi da automatismi o scelte aziendali. È un passo per riportare ai cittadini il controllo sulle proprie informazioni e per garantire che la tecnologia sia uno strumento al servizio delle persone, non il contrario.

Prof. Vincenzo MorabitoPresidente di Algopolio

Rassegna stampa

La class action sui giornali

Novembre 2025 – ottobre 2026, dal più recente. Gli articoli si aprono sui siti delle testate; comunicati e analisi si leggono nell’Osservatorio.

  1. 06ott 2026

    Corriere della Sera · MilanoGoogle e il diritto all’oblio, il Tribunale di Milano accoglie l’azione inibitoria: «Un mese per cambiare la procedura di deindicizzazione»Apri l’articolo su milano.corriere.it (si apre in una nuova scheda)
  2. 05ott 2026

    AlgopolioComunicatoLa decisioneDiritto all’oblio, il Tribunale di Milano ordina a Google di modificare le procedure per la gestione delle richieste degli utentiLeggi nell’Osservatorio
  3. 16dic 2025

    Il Sole 24 OreAnalisiLa causa pilota contro Google: «Diritto all’oblio calpestato»Leggi nell’Osservatorio
  4. 15dic 2025

    AlgopolioComunicatoAzione inibitoria collettiva contro Google: il Tribunale di Milano fissa il calendario processualeLeggi nell’Osservatorio
  5. nov2025

    Industria ItalianaGoogle, privacy e diritto all’oblio: l’azione inibitoria davanti al TribunaleApri l’articolo su industriaitaliana.it (si apre in una nuova scheda)
  6. 26nov 2025

    La StampaImpossibile sparire da Google: a Milano la prima causa per violazione del diritto d’oblioApri l’articolo su lastampa.it (si apre in una nuova scheda)
  7. Punto InformaticoGoogle e il diritto all’oblio: parte una class action in ItaliaApri l’articolo su punto-informatico.it (si apre in una nuova scheda)
  8. SmartphonologyAvviata a Milano azione inibitoria contro Google: viola le norme sulla privacyApri l’articolo su smartphonology.it (si apre in una nuova scheda)
  9. Economy MagazineGoogle sotto accusa per presunte violazioni del diritto all’oblioApri l’articolo su economymagazine.it (si apre in una nuova scheda)
  10. 25nov 2025

    la RepubblicaClass action contro Google: «Non rispetta il diritto all’oblio»Apri l’articolo su repubblica.it (si apre in una nuova scheda)
  11. Arena DigitaleAvviata Class Action Inibitoria contro GoogleApri l’articolo su arenadigitale.it (si apre in una nuova scheda)
  12. AlanewsMilano, un’associazione avvia una class action contro Google: ecco perchéApri l’articolo su alanews.it (si apre in una nuova scheda)
  13. 2025

    NewsPrimaAlgopolio lancia una class action contro Google per modificare le pratiche sul diritto all’oblioApri l’articolo su newsprima.it (si apre in una nuova scheda)
  14. Il Corriere della SicurezzaAvviata class action inibitoria contro GoogleApri l’articolo su ilcorrieredellasicurezza.it (si apre in una nuova scheda)
Il sito ufficialeclassactiongoogle.comIl sito della Google Class Action: approfondimenti, aggiornamenti e raccolta delle segnalazioni. (si apre in una nuova scheda)