Class Action vs Google · accolta dal Tribunale di Milano

Area · GDPR — Privacy e dati personali

Diritto alla deindicizzazione

È il diritto che consente di richiedere la rimozione dai motori di ricerca di risultati associati al proprio nome quando le informazioni sono obsolete, inesatte o lesive.

Posizione nella tavolaTutti i diritti

Cos’è

La deindicizzazione è il diritto di ottenere dai motori di ricerca (Google, Bing, DuckDuckGo) la rimozione dei link che, associati al tuo nome, portano a pagine con informazioni inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti, oppure eccessive rispetto agli scopi per cui sono state trattate, anche alla luce del tempo trascorso.

Differenza con l’oblio

  • Oblio: cancellazione del contenuto dal sito originale.
  • Deindicizzazione: rimozione del link dai risultati di ricerca. Il contenuto resta online, ma non viene più indicizzato.

Il caso Google Spain (2014): la nascita del diritto

La storia. Mario Costeja González, cittadino spagnolo, cercava il proprio nome su Google. Comparivano i link a vecchi articoli di giornale del 1998 su un pignoramento immobiliare per debiti. I debiti erano saldati da anni, ma gli articoli erano ancora indicizzati.

La questione. Un motore di ricerca può essere obbligato a rimuovere i link anche se il contenuto originale è lecito?

La sentenza della CGUE: sì. Google è «titolare del trattamento» per l’attività di indicizzazione e deve valutare le richieste di deindicizzazione bilanciando:

  • il diritto alla privacy e all’oblio dell’interessato;
  • il diritto del pubblico all’informazione;
  • la libertà di informazione e di espressione (Art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE).

Il principio chiave: i diritti alla privacy prevalgono sull’interesse economico del motore di ricerca e, in generale, sull’interesse del pubblico all’informazione, salvo che la persona abbia un ruolo pubblico o che il contenuto abbia un particolare interesse storico o sociale.

La Class Action contro Google (2026)

Il Tribunale di Milano ha accolto l’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri di Algopolio, con altri ricorrenti, nei confronti di Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l. (comunicato stampa del 5 ottobre 2026). La decisione riguarda il modo in cui Google gestisce le richieste formulate per l’esercizio del diritto all’oblio ai sensi degli artt. 17 e 21 GDPR e riconosce che le procedure attuali ne inibiscono di fatto l’esercizio.

Il Tribunale ha ordinato a Google di:

  • modificare procedure e modulistiche, consentendo agli utenti di allegare documentazione a supporto della richiesta di deindicizzazione;
  • motivare l’eventuale diniego sulla base di una valutazione dei documenti presentati, perché l’interessato ne comprenda in maniera immediata ed effettiva le ragioni.

Procedure e modulistiche vanno modificate entro il 15 novembre 2026, con una consistente sanzione economica per ogni giorno di ritardo.

I 4 criteri di valutazione

Il motore di ricerca deve valutare ogni richiesta secondo 4 criteri (Linee guida WP29).

1. Ruolo dell’interessato nella vita pubblica

  • Persona comune: il diritto alla deindicizzazione è più forte.
  • Personaggio pubblico (politico, VIP): l’interesse pubblico è maggiore, la deindicizzazione più difficile.
  • Figura pubblica «per caso» (per esempio il testimone di un fatto di cronaca): valutazione intermedia, che dipende da quanto è centrale il suo ruolo.

Esempi

  • Un sindaco: deindicizzazione difficile per i fatti legati al suo ruolo pubblico.
  • Il testimone in un processo di mafia: deindicizzazione possibile dopo molti anni, se la sua vita è tornata privata.

2. Natura dell’informazione e interesse pubblico

  • Informazione di rilevante interesse pubblico: deindicizzazione difficile (per esempio condanne per corruzione o frodi gravi).
  • Cronaca minore: deindicizzazione più facile (per esempio un piccolo incidente stradale).
  • Informazione privata: deindicizzazione molto probabile (per esempio salute, orientamento sessuale, vita familiare).

Esempi

  • Articolo su un deputato condannato per peculato: interesse pubblico permanente → nessuna deindicizzazione.
  • Articolo su uno studente arrestato per possesso di marijuana 15 anni fa: nessun interesse pubblico attuale → sì alla deindicizzazione.

3. Tempo trascorso

  • Più tempo passa, più il diritto all’oblio e alla deindicizzazione si rafforza.
  • Non esiste un termine fisso: la valutazione è caso per caso.
  • Informazioni molto datate (oltre 10 anni) su fatti minori: alta probabilità di deindicizzazione.

Esempio: arresto per rissa nel 2005, procedimento archiviato → nel 2025, vent’anni dopo, la deindicizzazione è molto probabile.

4. Danno potenziale per l’interessato

  • Un grave danno reputazionale o professionale favorisce la deindicizzazione.
  • Le informazioni sensibili (salute, sessualità) godono di una tutela forte.
  • Si considera l’impatto sulla vita quotidiana (lavoro, relazioni).

Esempio: un medico, assolto in una vecchia causa per presunta colpa medica, non riesce a trovare nuovi pazienti a causa degli articoli ancora indicizzati → danno rilevante → la deindicizzazione è favorita.

La procedura di Google

Sul modo in cui Google gestisce le richieste di deindicizzazione, alcuni membri di Algopolio, con altri ricorrenti, hanno promosso un’azione inibitoria collettiva, accolta dal Tribunale di Milano: tutti i dettagli nella pagina della Class Action contro Google.

Le informazioni di questa pagina hanno valore divulgativo e non sostituiscono una consulenza legale.