Tegmark: l’AI è già fuori controllo, e la corsa non si ferma da sola
In questa analisi6 sezioni
Sezione 01 di 06: Che cosa ha detto Tegmark
Il 31 ottobre 2026 il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista di Riccardo Luna a Max Tegmark, fisico del MIT e fondatore del Future of Life Institute. Il colloquio è avvenuto in Vaticano, alla Casina Pio IV, a margine del convegno sul futuro dell’intelligenza artificiale organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita insieme allo stesso istituto.
La tesi è netta: parlare di perdita di controllo sull’AI significa ormai descrivere qualcosa che è già accaduto. Tegmark sostiene che Anthropic, Google e OpenAI abbiano disatteso impegni presi in passato, e che Sam Altman, Dario Amodei, Demis Hassabis ed Elon Musk ritengano la tecnologia così pericolosa da non fidarsi l’uno dell’altro. Ognuno di loro, dice, «anche se capisce qual è la maledizione, non riesce a spezzarla». Per questo deve intervenire il resto del mondo.
Sezione 02 di 06: Una trappola che il mercato non scioglie
L’immagine della trappola descrive un problema preciso. Nessuna azienda rallenta da sola, perché teme che a vincere sia un concorrente meno prudente. È la logica della corsa agli armamenti: ogni attore, preso singolarmente, agisce in modo razionale, ma il risultato complessivo è irrazionale per tutti.
In questo schema l’autoregolazione non regge: non perché manchino le buone intenzioni, ma perché la competizione le consuma. Le promesse volontarie durano finché non costano un vantaggio. Solo una regola uguale per tutti, decisa fuori dalle aziende, può interrompere la dinamica.
Sezione 03 di 06: Il Papa e i diritti alle macchine
Il 30 ottobre Leone XIV aveva ricevuto i partecipanti al convegno. Come riporta Vatican News, il Papa ha detto che le macchine sono strumenti e non persone, e ha messo in guardia da chi propone di attribuire loro diritti o personalità giuridica: un passo che rischia di oscurare la responsabilità umana e di lasciare chi subisce un danno davanti a un’entità senza volto. Tegmark ha riassunto il messaggio così: niente diritti ai bot.
Sezione 04 di 06: La Dichiarazione Pro-Human
La stessa idea è uno dei 33 principi della Dichiarazione Pro-Human sull’AI, presentata dal Future of Life Institute il 4 marzo 2026 e articolata in cinque aree: mantenere le persone al comando, evitare la concentrazione del potere, proteggere l’esperienza umana, difendere autonomia e libertà, rendere responsabili le aziende. Tra i principi figurano il divieto di personalità giuridica per i sistemi di AI, un interruttore di spegnimento per i sistemi più potenti e lo stop alla corsa verso la superintelligenza.
L’hanno firmata figure lontanissime tra loro: Yoshua Bengio, Steve Bannon, Susan Rice, Mustafa Suleyman. Secondo Tegmark, negli ultimi tre mesi il dibattito politico americano su questi temi è cambiato più che nei dieci anni precedenti.
Sezione 05 di 06: Il quadro europeo
In Europa la questione della personalità elettronica non è nuova. Nel 2017 il Parlamento europeo aveva chiesto alla Commissione di valutare, a lungo termine, uno status giuridico specifico per i robot più sofisticati. L’idea non ha avuto seguito: l’AI Act tratta i sistemi di intelligenza artificiale come prodotti e attribuisce gli obblighi a chi li sviluppa e a chi li usa. La nuova direttiva sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi, applicabile ai prodotti immessi sul mercato dal 9 dicembre 2026, include espressamente il software.
La posizione di Algopolio
Sezione 06 di 06: La prospettiva di Algopolio
Riconoscere diritti a una macchina non protegge nessuno. Rischia invece di creare un nuovo scudo dietro cui le aziende possono ripararsi quando un sistema causa un danno. La responsabilità deve restare a chi progetta, vende e impiega questi sistemi.
Il punto sollevato da Tegmark va oltre la tecnica. Se chi guida la corsa ammette di non poterla fermare, il controllo deve tornare a istituzioni democratiche capaci di imporre limiti, verifiche indipendenti e responsabilità. Tenere le persone al comando della tecnologia non è uno slogan: è il presupposto di ogni altro diritto digitale.