Meta e i 29 Stati Usa: il design della dipendenza arriva davanti al giudice
In questa analisi5 sezioni
Sezione 01 di 05: Il processo di Oakland
Il 18 agosto 2026 si è aperto davanti alla corte federale di Oakland, in California, il processo intentato contro Meta dai procuratori generali di 29 Stati americani. La causa era stata depositata nell’ottobre 2023 da una coalizione bipartisan; il processo è presieduto dalla giudice Yvonne Gonzalez Rogers. In aula, per l’accusa, hanno parlato California, Colorado, Kentucky e New Jersey.
L’accusa non riguardava singoli contenuti, ma il funzionamento di Instagram e Facebook: scorrimento infinito, raccomandazioni algoritmiche, notifiche frequenti. Funzioni che, secondo gli Stati, sono state progettate per trattenere bambini e adolescenti, mentre in pubblico i rischi venivano minimizzati. A questo si aggiungeva la violazione di una legge federale, il COPPA, per la raccolta di dati di utenti sotto i 13 anni senza un valido consenso dei genitori. Meta ha respinto le accuse e contestato il nesso tra le sue piattaforme e i danni lamentati.
Sezione 02 di 05: L’accordo a metà processo
Il dibattimento non è arrivato a sentenza. Il 26 agosto, nella seconda settimana di udienze, Meta ha raggiunto un accordo transattivo. Secondo l’annuncio del procuratore generale della California, l’azienda pagherà fino a 17 miliardi di dollari in dieci anni e modificherà le piattaforme per gli utenti sotto i 18 anni. Meta non ha ammesso alcuna responsabilità.
Le misure sono concrete: un limite predefinito di due ore al giorno e il blocco dell’accesso tra mezzanotte e le sei, modificabili solo da un genitore; notifiche spente di notte e durante l’orario scolastico; conteggio dei like nascosto; divieto dei filtri che simulano interventi di chirurgia estetica; la possibilità di un feed non personalizzato; sistemi per individuare e rimuovere gli utenti sotto i 13 anni. Un revisore indipendente verificherà l’attuazione.
Sezione 03 di 05: Il design come oggetto del giudizio
Il punto non è la cifra. È che i rimedi concordati colpiscono direttamente le scelte di progettazione: tempo d’uso, notifiche, metriche sociali, algoritmo di raccomandazione. Sono gli stessi elementi su cui si regge un modello di business fondato sull’attenzione. Accettare di limitarli significa riconoscere, almeno nei fatti, che non sono neutri.
Restano due limiti evidenti. Le tutele nascono da un accordo e non da una sentenza, quindi non fissano un precedente giudiziario. E valgono negli Stati Uniti: gli adolescenti europei non ne beneficiano.
Sezione 04 di 05: Il fronte europeo
In Europa la strada passa dalle regole. Il Digital Services Act obbliga le piattaforme accessibili ai minori a garantire un livello elevato di privacy, sicurezza e protezione (art. 28) e impone ai grandi operatori di valutare e attenuare i rischi sistemici, compresi quelli per i minori. Il 29 aprile 2026 la Commissione europea ha comunicato a Meta risultanze preliminari secondo cui Instagram e Facebook non impediscono in modo efficace l’accesso ai minori di 13 anni. Le conclusioni non sono definitive: Meta può replicare prima di una decisione finale.
La posizione di Algopolio
Sezione 05 di 05: Il punto per Algopolio
Il caso di Oakland conferma una tesi che Algopolio sostiene da tempo: la dipendenza digitale non è solo una questione di autocontrollo individuale o di vigilanza familiare. Quando le funzioni che trattengono gli utenti sono scelte progettuali, la responsabilità è di chi le progetta.
Le misure ottenute dagli Stati americani indicano che un design diverso è possibile. La domanda, per l’Europa, è semplice: perché i minori europei dovrebbero attendere l’intervento di un’autorità per ottenere ciò che la stessa azienda ha già accettato di fare altrove?