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Social vietati agli under 15: Macron rilancia, l’Europa sceglie la sua soglia

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France 24 ed EuronewsFrance 24 ed Euronews, 14 settembre 2026
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In questa analisi4 sezioni
  1. 01Il rilancio di Parigi
  2. 02La risposta di Bruxelles
  3. 03Un mosaico di soglie
  4. 04Oltre la soglia d’età

Sezione 01 di 04: Il rilancio di Parigi

Il 14 settembre 2026 Emmanuel Macron ha annunciato una nuova versione della legge francese che vieta i social network ai minori di 15 anni, presentata alla Commissione europea. Il testo approvato dal Parlamento a luglio era stato censurato un mese prima dal Conseil constitutionnel, con la decisione n. 2026-911 DC del 14 agosto.

I giudici costituzionali non hanno contestato l’obiettivo: la tutela dell’interesse del minore può giustificare limiti all’accesso ai social. Hanno però ritenuto sproporzionato un divieto generalizzato, applicato a tutti gli under 15 senza considerare età, maturità o situazione familiare, né i rischi effettivi di ciascun servizio. E hanno rilevato che la verifica dell’età avrebbe coinvolto anche gli adulti, senza garanzie adeguate per la loro vita privata.

La nuova versione non riguarda più tutti i social, ma quelli dotati di funzioni ritenute nocive o capaci di creare dipendenza, come la riproduzione automatica dei video o le notifiche notturne. Tra i 13 e i 15 anni l’accesso sarebbe possibile con l’autorizzazione dei genitori. Macron, che il 29 agosto aveva scritto a Ursula von der Leyen per chiedere un divieto armonizzato a livello europeo, ha auspicato che il testo francese diventi la norma per tutti i bambini europei.

Sezione 02 di 04: La risposta di Bruxelles

Due giorni dopo, nel discorso sullo stato dell’Unione, von der Leyen ha presentato una linea propria, formalizzata il 17 settembre nella proposta di regolamento EU KIDS Act. L’impianto è diverso da quello francese, perché il divieto assoluto scatta sotto i 13 anni e non sotto i 15: nessun account social prima dei 13 anni; tra i 13 e i 15 anni un account limitato, aperto da un genitore, con controllo parentale sempre attivo e al massimo un’ora al giorno; dai 15 anni un account proprio, su servizi tenuti per legge a essere sicuri.

Per gli utenti minorenni la proposta vieta lo scorrimento infinito senza pause reali, le notifiche pensate per richiamare l’utente e le meccaniche a “serie” che penalizzano chi non torna ogni giorno. Esclude l’autodichiarazione dell’età e rovescia l’onere della prova: saranno le piattaforme a dover dimostrare che i loro servizi sono sicuri fin dalla progettazione. Il testo deve ora passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio; la consultazione pubblica resta aperta fino al 3 dicembre.

Sezione 03 di 04: Un mosaico di soglie

Il quadro resta frammentato. Il Parlamento europeo, con una risoluzione non vincolante del novembre 2025, ha chiesto una soglia armonizzata di 16 anni, salvo consenso dei genitori, e un minimo assoluto di 13. La Danimarca ha raggiunto nel novembre 2025 un accordo politico per vietare i social sotto i 15 anni, con possibili eccezioni dai 13 anni con il consenso dei genitori. In Italia l’età del consenso digitale al trattamento dei dati è fissata a 14 anni dal Codice privacy, in attuazione dell’art. 8 del GDPR.

Intanto, dal luglio 2025, le linee guida della Commissione sull’art. 28 del Digital Services Act chiedono alle piattaforme impostazioni predefinite protettive e sistemi di raccomandazione più sicuri per i minori.

Sezione 04 di 04: Oltre la soglia d’età

La vicenda francese è istruttiva. Un divieto generale, fondato solo sull’età, si è scontrato con i diritti fondamentali; un intervento mirato alle funzioni che generano dipendenza ha più possibilità di reggere e sposta l’attenzione dove deve stare: sul design.

L’età è una condizione necessaria, non sufficiente. Una soglia senza obblighi di progettazione lascerebbe intatto il meccanismo che trattiene gli utenti e scaricherebbe su famiglie e ragazzi il compito di difendersi da sistemi costruiti per catturare attenzione. Il KIDS Act va nella direzione giusta quando chiede alle piattaforme di dimostrare la sicurezza dei propri servizi. La sua efficacia si misurerà su due punti: verifiche dell’età che non diventino sorveglianza generalizzata e controlli rapidi sul rispetto dei divieti di design.