Maria Ressa e il golpe tecnologico: le democrazie hanno le regole, ma non le usano
In questa analisi6 sezioni
Sezione 01 di 06: L’intervista
Il 21 ottobre 2026 il Corriere della Sera ha pubblicato in prima pagina un’intervista di Riccardo Luna a Maria Ressa, giornalista filippina, cofondatrice di Rappler e premio Nobel per la pace nel 2021 insieme a Dmitrij Muratov. Ressa è oggi copresidente, con Yoshua Bengio, del panel scientifico internazionale indipendente sull’AI istituito dalle Nazioni Unite.
Dal 2024, ricorda, descrive ciò che accade come un «colpo di Stato tecnologico alla luce del sole». Ogni giorno in cui i governi non adottano misure di sicurezza e non approvano leggi, sostiene, perdono un pezzo di potere a favore delle aziende che controllano le infrastrutture digitali.
Sezione 02 di 06: Dall’attenzione alla capacità di agire
Ressa ricostruisce una sequenza. I social media hanno catturato l’attenzione, i chatbot l’intimità, gli agenti basati sui modelli di frontiera stanno toccando la capacità stessa di agire. In ciascuna fase, osserva, le aziende hanno sperimentato direttamente sul pubblico, senza rispondere dei danni.
Al centro c’è l’ecosistema dell’informazione. Le piattaforme, sostiene, si presentano come semplici infrastrutture ma scelgono, attraverso gli algoritmi, che cosa vediamo: agiscono come editori senza le responsabilità di un editore. Negli Stati Uniti questa asimmetria poggia sulla Section 230, la norma del 1996 che le esonera dalla responsabilità per i contenuti degli utenti. Ressa aggiunge che le piattaforme hanno ridotto drasticamente il traffico verso le testate giornalistiche, indebolendo chi produce informazione verificata.
Sezione 03 di 06: Le richieste all’Europa
Il passaggio più diretto riguarda l’Unione europea. Secondo Ressa, il Digital Services Act e il Digital Markets Act contengono già strumenti per frenare la diffusione virale della disinformazione, ma non vengono applicati con decisione, anche, le è stato riferito, per timore dei dazi americani. Le sue proposte: un accordo internazionale per il monitoraggio indipendente dei modelli di AI più avanzati, sul modello del nucleare; un ruolo guida delle potenze intermedie; infrastrutture tecnologiche proprie, per ridurre la dipendenza dalla Silicon Valley.
Sezione 04 di 06: Le obiezioni
L’intervista ha suscitato critiche. Su Il Foglio del 22 ottobre, Gilberto Corbellini e Alberto Mingardi hanno definito singolare un golpe che dura da due anni senza aver rovesciato nessuno, e hanno avvertito che rendere le piattaforme responsabili come editori le spingerebbe a rimuovere contenuti in via preventiva, trasformando la moderazione in censura privata.
L’obiezione sulla metafora è legittima. Ma il nodo sollevato da Ressa non dipende dalla parola scelta: riguarda lo spostamento di potere decisionale verso soggetti privati che non rispondono a nessun elettorato.
Sezione 05 di 06: Una via europea tra due estremi
Il Digital Services Act offre una risposta a entrambe le preoccupazioni. Non trasforma le piattaforme in editori: mantiene l’esenzione condizionata di responsabilità per i contenuti ospitati. In cambio, impone alle piattaforme molto grandi di valutare e ridurre i rischi sistemici, compresi gli effetti sul dibattito civico e sui processi elettorali, e di sottoporsi ad audit indipendenti.
Lo strumento esiste ed è stato usato: nel dicembre 2025 la Commissione ha inflitto a X la prima sanzione prevista dal regolamento, 120 milioni di euro. Il punto, come nota Ressa, è la continuità dell’applicazione, non la scrittura di nuove norme.
La posizione di Algopolio
Sezione 06 di 06: La prospettiva di Algopolio
Un’informazione affidabile è una condizione della democrazia, non un prodotto qualsiasi. Quando pochi sistemi privati decidono che cosa raggiunge milioni di persone, la loro responsabilità deve essere proporzionata a quel potere.
L’Europa ha scelto la strada degli obblighi di trasparenza e di gestione del rischio, non della censura. Perché funzioni, quelle regole vanno applicate con costanza e senza timori geopolitici. Ai cittadini spettano strumenti concreti per conoscere, contestare e ottenere rimedio.