Chi paga le notizie: editori, piattaforme e intelligenza artificiale
In questa analisi6 sezioni
Sezione 01 di 06: Tre decisioni, una stessa domanda
Tra maggio e ottobre 2026 tre vicende hanno riportato al centro una questione che le piattaforme consideravano chiusa: chi deve pagare l’informazione professionale quando viene distribuita, sintetizzata o riutilizzata da altri.
Il 12 maggio la Grande Sezione della Corte di giustizia, nella causa C-797/23, ha ritenuto compatibile con il diritto europeo l’impianto italiano dell’equo compenso per gli editori, contestato da Meta contro il regolamento Agcom del 2023. Il 29 ottobre la Corte d’appello di Parigi ha respinto i ricorsi di Meta contro le misure cautelari dell’Autorité de la concurrence. In mezzo, Agcom ha chiesto alla Commissione europea di valutare le funzioni di intelligenza artificiale della ricerca Google.
Sezione 02 di 06: Il diritto degli editori regge
Secondo il comunicato della Corte di giustizia, uno Stato può prevedere un compenso per gli editori purché sia il corrispettivo dell’autorizzazione a usare online le loro pubblicazioni, l’editore possa negarla o concederla gratuitamente e nulla sia dovuto se i contenuti non vengono usati. Sono legittimi anche l’obbligo di negoziare, quello di non ridurre la visibilità dei contenuti durante la trattativa e quello di fornire i dati necessari a calcolare il compenso. La ragione è esplicita: solo le piattaforme conoscono il valore economico di quell’uso, e gli editori trattano da una posizione più debole.
A inizio ottobre il Tar Lazio ha respinto il ricorso di Meta contro il regolamento Agcom. Meta, dal canto suo, ha valorizzato il passaggio per cui nulla è dovuto senza uso dei contenuti: una via d’uscita già sperimentata in Canada, dove dal 2023 ha oscurato le notizie su Facebook e Instagram.
Sezione 03 di 06: Parigi: il compenso diventa questione di concorrenza
Il caso francese aggiunge un tassello. Meta non versa i diritti connessi agli editori dell’Apig e della società di gestione Dvp dall’inizio del 2025, pur continuando a diffonderne i contenuti. L’8 luglio 2026 l’Autorité de la concurrence le ha ordinato di riprendere la trattativa in buona fede, con criteri trasparenti, oggettivi e non discriminatori, di consegnare i dati utili a valutare le offerte e di non peggiorare la visibilità dei contenuti. La Corte d’appello ha confermato le misure: le condotte di Meta possono costituire abuso di posizione dominante e hanno causato al settore un danno grave e immediato, distinto dalla sua crisi strutturale.
Sezione 04 di 06: L’AI cambia il problema
Con l’intelligenza artificiale la questione si sposta. AI Overviews e AI Mode rispondono direttamente all’utente con una sintesi: l’articolo resta a monte, ma il clic non arriva. La Fieg ha segnalato ad Agcom, coordinatore nazionale per i servizi digitali, la perdita di visibilità e di traffico. A fine aprile Agcom ha chiesto alla Commissione, ai sensi dell’articolo 65 del Digital Services Act, di verificare gli obblighi di Google su rischi sistemici e libertà d’informazione. Dal dicembre 2025 la Commissione indaga inoltre, sul piano antitrust, sull’uso dei contenuti degli editori per questi servizi, che gli editori non possono rifiutare senza perdere visibilità nella ricerca.
Sezione 05 di 06: Cosa resta aperto
Le sentenze tutelano il diritto di autorizzare e di negoziare, ma non stabiliscono quanto valga una notizia. E il diritto connesso previsto dalla direttiva 2019/790 è nato pensando a link e anteprime, non a sistemi che riassumono i contenuti fino a sostituirli. Il rischio è una trattativa in cui la piattaforma controlla insieme i dati, la distribuzione e il prodotto che prende il posto della fonte.
La posizione di Algopolio
Sezione 06 di 06: Una questione di pluralismo
Per Algopolio il punto non è difendere un modello di business, ma la condizione perché esista informazione indipendente. Se il valore prodotto dal giornalismo viene trattenuto da chi lo distribuisce, a pagare sono la pluralità delle fonti e la qualità del dibattito pubblico.
Trasparenza sui dati, obbligo di trattare e possibilità reale di dire no sono il minimo. Il resto spetta a regole capaci di tenere il passo con l’intelligenza artificiale.