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Minori, dipendenza e responsabilità delle piattaforme

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Corriere della SeraCorriere della Sera, febbraio 2026
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In questa analisi4 sezioni
  1. 01Il processo simbolico
  2. 02Design e dopamina
  3. 03La responsabilità algoritmica
  4. 04Patente per i social?

Sezione 01 di 04: Il processo simbolico

A Los Angeles si apre un processo che molti paragonano alle cause contro le multinazionali del tabacco negli anni Novanta. Zuckerberg è chiamato a rispondere dei controlli sui minori e della presunta dipendenza generata dalle piattaforme.

La domanda è diretta: Instagram e YouTube hanno fatto abbastanza per proteggere bambini e adolescenti?

Non è solo una causa civile. È un passaggio culturale.

Sezione 02 di 04: Design e dopamina

Gli psicologi evocano meccanismi neurobiologici legati allo scorrimento infinito, alle notifiche, alla ricompensa intermittente. Non si parla più solo di contenuti inappropriati, ma di architettura comportamentale.

Se l’engagement è la metrica principale, l’utente diventa variabile economica. E il minore diventa soggetto vulnerabile in un sistema progettato per massimizzare permanenza e interazione.

Il design non è neutro. È una scelta.

Sezione 03 di 04: La responsabilità algoritmica

Zuckerberg nega di aver consapevolmente puntato sui minori. Ma il nodo non è l’intenzione. È la prevedibilità degli effetti. Se un sistema produce dipendenza o amplifica vulnerabilità, la responsabilità non può essere elusa invocando neutralità tecnica.

La questione centrale riguarda l’accountability algoritmica. Chi risponde degli effetti sistemici di un’architettura digitale?

Sezione 04 di 04: Patente per i social?

L’idea evocata di una “patente per i social” per i minori è provocatoria, ma rivela una tensione: quando l’ambiente digitale è pervasivo, la protezione non può essere delegata solo alla famiglia.