top of page

WhatsApp indagata per abuso di posizione dominante

Fonte: Corriere della Sera – «WhatsApp, l’Antitrust indaga Meta: abuso di posizione dominante», 27 novembre 2025.

La nuova frontiera del potere digitale: l’ecosistema WhatsApp sotto esame

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ampliato l’indagine su Meta, focalizzandosi sulle nuove condizioni contrattuali di WhatsApp Business Solution, la versione della piattaforma utilizzata dalle imprese. Il cuore del problema risiede nel timore che Meta possa rafforzare ulteriormente il proprio controllo sul mercato della messaggistica e dei servizi basati sull’intelligenza artificiale, utilizzando WhatsApp come infrastruttura privilegiata per distribuirli. In un contesto in cui WhatsApp è radicato nelle comunicazioni digitali di cittadini e aziende, ogni modifica delle condizioni di utilizzo rischia di ridisegnare l’intero equilibrio competitivo del settore.

Clausole esclusive e rischio di preclusione dei concorrenti

Le nuove condizioni, entrate in vigore dal 15 ottobre, vietano ai provider esterni di sviluppare o offrire chatbot e sistemi di automazione integrati a WhatsApp senza autorizzazione di Meta. Secondo l’Antitrust, questa restrizione potrebbe determinare una preclusione sostanziale dell’accesso ai canali digitali: se un’azienda volesse integrare un assistente basato su AI attraverso WhatsApp, sarebbe costretta a farlo esclusivamente tramite Meta. Un vincolo che, se confermato, consoliderebbe la posizione dominante del gruppo su un segmento — quello dei servizi di conversazione automatica — destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni.

Il nodo dell’AI: dalla messaggistica al controllo dell’infrastruttura

L’introduzione dell’assistente MetaAI all’interno di WhatsApp, pur annunciata con gradualità, è stata interpretata dall’Autorità come un ulteriore segnale della volontà del gruppo di trasformare la piattaforma in un punto di accesso obbligato per l’AI conversazionale. Nella visione dell’Antitrust, la combinazione tra:

  • dimensione della piattaforma,

  • integrazione dell’intelligenza artificiale,

  • vincoli contrattuali, potrebbe produrre un effetto cumulativo di esclusione dei concorrenti. Se Meta controlla contemporaneamente il canale, lo strumento e l’infrastruttura, la concorrenza rischia di trasformarsi in una mera formalità.

La replica di Meta: “Accuse infondate”

La società respinge ogni addebito, sostenendo che le nuove regole non limiteranno la concorrenza ma garantiranno sicurezza, affidabilità e qualità dei servizi. Meta afferma inoltre che i propri aggiornamenti hanno già aiutato migliaia di aziende a migliorare i rapporti con la clientela e che non vi sarebbe alcun intento di chiudere il mercato dell’AI conversazionale. Eppure, la presenza di una piattaforma con oltre due miliardi di utenti rende ogni valutazione più complessa: quando la scala è così grande, anche una scelta apparentemente tecnica può produrre effetti profondi sul mercato.

Un problema strutturale: infrastrutture digitali troppo potenti per essere neutre

Il punto non è la “malafede” di una singola azienda, ma la struttura stessa del mercato digitale, dove chi controlla l’infrastruttura della comunicazione possiede anche la capacità di orientare innovazione, accesso e competizione. La concentrazione di funzioni — messaggistica, AI, servizi business, automazione — in un’unica piattaforma crea un ecosistema chiuso che rischia di dettare gli standard dell’intero settore prima ancora che la concorrenza possa svilupparsi. Il caso WhatsApp-AI è un segnale chiaro: il futuro della competizione digitale dipenderà dalla capacità delle istituzioni di vigilare su come le piattaforme integrano tecnologie strategiche.

Perché questo riguarda i cittadini e come Algopolio può intervenire

Indagini come questa mostrano quanto profondamente le grandi piattaforme influenzino la quotidianità delle persone:

  • decidono come comunichiamo,

  • quali servizi possiamo usare,

  • quali alternative sono davvero disponibili,

  • e come la nostra identità digitale può essere gestita da soggetti privati con potere globale.

Quando i confini tra infrastruttura, servizio e mercato si sovrappongono, il rischio è che cittadini e imprese perdano autonomia senza rendersene conto.

Algopolio nasce per intervenire proprio in questi spazi opachi del digitale. L’associazione:

  • aiuta chi ritiene di aver subito abusi o comportamenti scorretti da piattaforme;

  • fornisce orientamento legale e tecnico su privacy, dati, algoritmi e concorrenza;

  • analizza criticamente i rapporti di forza tra utenti e Big Tech;

  • promuove una cultura digitale più consapevole e diritti realmente esigibili.

Se chi legge si trova in una situazione di squilibrio rispetto a una piattaforma — che sia Meta, Google o altri operatori — Algopolio può valutare il caso, fornire strumenti di tutela e accompagnare l’utente verso soluzioni concrete. Perché il potere digitale non deve essere subìto: deve essere compreso, controllato e, quando serve, contestato.

 
 
 

Commenti


bottom of page