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Verità, potere e tecnologia: il paradosso del tecnocrate

Fonte: Il Sole 24 Ore – Paolo Benanti, «L’ombra del tecnocrate e il paradosso della verità», dicembre 2025.

Quando la tecnica pretende neutralità

Il mito fondativo della tecnocrazia è la neutralità: l’idea che i sistemi tecnici possano sostituire il giudizio umano perché “più oggettivi”. Ma l’AI contemporanea, soprattutto quella sviluppata e controllata dalle Big Tech, mostra il contrario: dietro ogni modello ci sono scelte, priorità, visioni del mondo. Fingere che la tecnica sia neutra significa sottrarre queste scelte al dibattito democratico.

Il paradosso della verità algoritmica

Benanti mette in luce un paradosso centrale: più affidiamo alle macchine il compito di organizzare informazione, decisioni e significati, più rischiamo di perdere il rapporto con la verità come costruzione collettiva. I sistemi algoritmici non cercano il vero, ma l’ottimizzazione di obiettivi misurabili. Quando questi obiettivi coincidono con engagement, efficienza o profitto, la verità diventa una variabile secondaria.

L’asimmetria tra chi decide e chi subisce

Il tecnocrate non è solo una figura astratta: è l’espressione di un’asimmetria concreta tra chi progetta e controlla i sistemi e chi li subisce. In questa distanza si annida il rischio maggiore: un potere che agisce senza responsabilità politica diretta, ma con effetti profondi su opinioni, comportamenti e scelte collettive.

Etica come pratica di governo

L’etica, in questo scenario, non può ridursi a un codice di buone intenzioni. Deve diventare pratica di governo della tecnologia. Ciò implica limiti, obblighi, responsabilità e soprattutto la possibilità di dire “no”. Senza la capacità di porre confini, l’innovazione si trasforma in automatismo, e l’automatismo in destino.

 
 
 

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