“Regolazione forte e libertà digitale: il nuovo equilibrio secondo Lorenzo Ricci”
- Algopolio
- 20 nov
- Tempo di lettura: 3 min
Fonte: Lorenzo Ricci – Per una nuova teorica della regolazione forte delle piattaforme digitali, 2024 (I-24-Ricci.pdf)
Il ritorno del potere pubblico nella sfera digitale
Il saggio di Lorenzo Ricci mette in scena una trasformazione decisiva: dopo anni in cui le piattaforme hanno governato la rete in regime di auto-regolazione, è tornata l’idea che lo Stato debba intervenire per riequilibrare i rapporti di forza. La crescita dei poteri privati digitali è infatti divenuta così pervasiva da assumere tratti para-istituzionali: le piattaforme prendono decisioni che incidono su diritti fondamentali come la libertà di informazione, la privacy e la partecipazione democratica. La premessa del saggio è chiara: senza una risposta pubblica, il digitale rischia di consolidare una nuova forma di autoritarismo privato, più silenzioso ma non meno incisivo.
Dall’autoregolazione al fallimento del “liberalismo digitale”
Il giurista ricostruisce l’origine del mito: per anni Internet è stato considerato uno spazio “libero”, capace di autoregolarsi. La cultura statunitense della rete ha sostenuto l’idea che troppo diritto avrebbe ostacolato innovazione, concorrenza e libertà. Quell’epoca è finita. La mancata regolazione ha favorito la nascita di un oligopolio digitale: pochi attori globali sono diventati i “padroni della rete”, capaci di decidere ciò che è visibile, ciò che è accettabile e ciò che deve essere rimosso. Non è più possibile ignorare che questi poteri privati condizionano mercati, opinioni pubbliche e processi democratici.
DMA e DSA: l’inizio della regolazione forte
Il cuore del saggio analizza il cambio di paradigma introdotto dal Digital Markets Act e dal Digital Services Act. I due regolamenti europei segnano la fine del laissez-faire e aprono una stagione nuova:
regolazione ex ante contro gli abusi dei gatekeeper
obblighi di trasparenza algoritmica
misure contro l’oligopolio e per la concorrenza
responsabilità per la moderazione dei contenuti.
Libertà di espressione: la linea rossa della nuova regolazione
Il Ricci insiste su un punto cruciale: la libertà di manifestazione del pensiero è oggi vulnerabile sia ai poteri privati sia a un possibile eccesso di potere pubblico. Le piattaforme operano già forme di censura privata, spesso arbitrarie e non trasparenti. Ricci cita casi emblematici: dalla gestione dei contenuti sulla Palestina al trattamento differenziale dei post nel conflitto Russia-Ucraina. Il rischio è duplice:
delegare alle piattaforme decisioni politiche travestite da scelte tecniche
reagire con norme pubbliche che finiscono per restringere ulteriormente lo spazio del dissenso. Occorre una regolazione che protegga i diritti senza trasformarsi in apparato censorio.
La via della co-regolazione
Una delle proposte più significative del saggio è la promozione di un modello di co-regolazione, in cui:
lo Stato definisce principi, limiti e garanzie
le piattaforme contribuiscono con competenze tecniche insostituibili
Ricci sottolinea che la velocità dell’innovazione e l’asimmetria informativa rendono impossibile un modello puramente statale. Ma lasciare tutto nelle mani dei privati è altrettanto pericoloso. La soluzione è una governance ibrida, giuridicamente vigilata e tecnicamente competente.
Perché questo saggio è centrale per Algopolio
Il lavoro di Ricci parla direttamente alla missione di Algopolio. Difendere i diritti digitali significa riconoscere che la rete non è un luogo neutrale: è uno spazio di poteri, in cui decisioni opache influenzano la vita politica e quotidiana. La regolazione forte non è un nemico della libertà: è una condizione per impedirne l’erosione da parte degli attori privati. Ma deve essere sorvegliata, bilanciata, costruita con attenzione costituzionale. Il saggio invita a una presa di coscienza: la democrazia del XXI secolo dipende dalla capacità di regolare le piattaforme senza soffocare la libertà degli individui. Per Algopolio, questo significa una cosa sola: rendere visibile ciò che il digitale tende a nascondere e difendere i diritti dove oggi sono più esposti.


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