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Regolazione ed innovazione tecnologica nell' "ordinamento della rete"

Fonte: Oreste Pollicino – Regolazione e innovazione tecnologica nell’ordinamento della rete, draft accademico (Oreste_Pollicino.pdf)

La promessa infranta del cyberspazio libero

Pollicino apre il suo lavoro recuperando l’immaginario originario della rete: un cyberspazio percepito come territorio indipendente dai governi, modellato dai pionieri della cultura digitale e caratterizzato da un’illusione di autogoverno libertario. Era la stagione della “cyber-anarchia”, dove l’autoregolamentazione sembrava superiore alla legge statale e la rete appariva come uno spazio immune da confini. Quell’utopia – oggi evidente – è fallita. Gli Stati non solo hanno ricominciato a regolamentare il digitale, ma lo hanno fatto con crescente intensità, dimostrando che Internet non è uno spazio immateriale: è fatto di infrastrutture fisiche, cavi, server, territori. E quindi di sovranità.

Dallo spontaneismo della rete al potere degli algoritmi

La seconda parte del testo mostra la metamorfosi che ha seguito il primo periodo liberista: al centro della governance digitale non c’è più solo la libertà, ma il fattore algoritmico. Le piattaforme non si limitano a ospitare contenuti: li organizzano, li selezionano, li rendono visibili o invisibili. In questo passaggio, il potere privato assume una forma para-costituzionale, capace di incidere su diritti fondamentali come privacy, informazione, non discriminazione. Per l'autore, la società digitale è entrata in una fase in cui gli algoritmi detengono potere regolatorio, spesso senza accountability e senza trasparenza.

La reazione giurisprudenziale: gli Stati tornano sulla scena

Nel PDF emerge chiaramente come Corti nazionali e sovranazionali abbiano reagito all'espansione dei poteri privati. Dalla sentenza Digital Rights Ireland alla celebre Google Spain, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha riaffermato che i dati dei cittadini europei non possono circolare senza tutela e che le piattaforme devono rispettare gli standard costituzionali dell’UE. È il preludio alla nascita di un vero e proprio costituzionalismo digitale europeo, che limita il potere dei colossi tecnologici e riafferma la centralità dei diritti fondamentali anche nello spazio digitale.

Il digital constitutionalism europeo: dal GDPR al DSA

Il cuore dell’analisi è dedicato alla nuova stagione regolatoria dell’Unione Europea:

  • GDPR: riafferma sovranità sui dati personali e introduce un modello extraterritoriale.

  • Digital Services Act: crea un quadro quasi costituzionale per la moderazione dei contenuti, imponendo trasparenza sugli algoritmi.

  • Digital Markets Act: interviene ex ante sui gatekeeper, superando la logica tradizionale dell’antitrust.

  • AI Act: prima legge al mondo sull’intelligenza artificiale basata sul rischio.

Per Pollicino, questa stagione rappresenta un passaggio storico: l’Europa si è riappropriata del proprio ruolo di law-maker digitale, bilanciando innovazione, mercato e diritti fondamentali.

L’AI Act e i rischi della società autonoma

La parte dedicata all’intelligenza artificiale sintetizza i nodi critici del nuovo regolamento europeo:

  • classificazione dei sistemi in base al rischio

  • ambiguità sulle responsabilità tra provider e deployer

  • limiti dei soli obblighi di trasparenza, soprattutto per fenomeni come i deepfake

  • problemi di accountability nelle applicazioni ad alto impatto democratico

Il professore mette in guardia da un pericolo: se l’automazione algoritmica diventa autonomia, il rischio è un indebolimento del controllo umano e della certezza del diritto. La sfida è evitare un modello in cui gli algoritmi stabiliscono standard privati di tutela, sostituendosi ai legislatori e alle garanzie costituzionali.

Verso un nuovo equilibrio tra poteri pubblici e poteri privati

La relazione si chiude con una tesi forte: il digitale ha frantumato la tradizionale separazione dei poteri. Le piattaforme esercitano funzioni normative; le Corti suppliscono alle lacune legislative; gli Stati intervengono a posteriori su scenari già definiti da attori privati. La risposta europea – sostiene Pollicino – non deve essere né un ritorno all’iper-regolazione né un abbandono al mercato, ma un modello di co-regolazione, nel quale istituzioni e piattaforme collaborano sotto cornici costituzionali chiare.

Il significato per Algopolio: la regolazione è un terreno di democrazia

La lettura del testo di Pollicino è estremamente coerente con la missione di Algopolio: difendere la democrazia significa difendere la governance digitale, limitare i poteri privati, rendere trasparente l’azione degli algoritmi, proteggere i diritti fondamentali nell’ambiente online. Il costituzionalismo digitale non è un fatto accademico: è il nuovo terreno di conflitto civile. E Pollicino lo ricorda chiaramente: senza regole, il potere algoritmico diventa potere politico. Per Algopolio, questo significa una sola cosa: rendere visibile ciò che oggi è opaco e restituire agli individui il diritto di comprendere e contestare le decisioni che modellano la loro vita digitale.

 
 
 

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