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Recensione al saggio "Senza giri di parole" di Carlo Cottarelli

Fonte: Come arginare il potere delle Big Tech, di Mauro Cereda, 18 giugno 2025.

Gli “oligarchi d’Occidente”: un potere senza precedenti

Il saggio dedicato da Carlo Cottarelli alle “sfide economiche e sociali del nostro futuro” individua nelle Big Tech una minaccia sistemica per il funzionamento delle democrazie contemporanee. Le piattaforme tecnologiche sono diventate “oligarchi d’Occidente”, accumulando una dimensione economica paragonabile — e talvolta superiore — a quella di interi Stati sovrani. Questa crescita non si limita ai profitti: riguarda l’appropriazione del potere informativo, cioè la capacità di filtrare, modellare e orientare l’opinione pubblica globale.

Il testo ricorda una frase di George Orwell del 1944: “Il concetto di verità oggettiva sta svanendo dal mondo. Le menzogne passeranno alla storia.” Una citazione che oggi suona profetica: con miliardi di utenti dipendenti dai social media, la manipolazione informativa diventa non un rischio, ma una pratica diffusa.

L’intreccio tra potere economico e controllo delle informazioni

Le Big Tech non sono solo imprese: sono infrastrutture che organizzano il rapporto tra cittadini e mondo digitale. La loro forza si fonda sull’incrocio tra:

  • vastità dei dati raccolti,

  • pervasività dei servizi,

  • capacità di orientare i flussi informativi,

  • controllo sui sistemi di comunicazione.

Questo intreccio consente alle piattaforme di influenzare opinioni, comportamenti elettorali e addirittura la percezione della realtà, con un impatto potenzialmente devastante sulla tenuta democratica.

L AI come moltiplicatore del potere

Cottarelli osserva — con preoccupazione — che l’avvento dell’intelligenza artificiale amplifica ulteriormente la disparità tra utenti e piattaforme. L’AI, già oggi integrata nei meccanismi di raccomandazione, moderazione e personalizzazione, rende sempre più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è manipolato, ciò che è organico da ciò che è artificiale.

L’infiltrazione dell’AI nei sistemi informativi apre scenari critici:

  • rischio di elezioni influenzate da modelli generativi,

  • perdita della capacità individuale di giudizio,

  • espansione delle echo chambers,

  • concentrazione del potere epistemico nelle mani di pochissimi attori privati. La tecnologia smette di essere neutrale e diventa architettura del consenso.

Una concentrazione economica che sfida gli Stati

Il file riporta dati impressionanti sulla capitalizzazione delle Big Tech: Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta e Tesla insieme raggiungono 17,5 trilioni di dollari, un valore paragonabile all’intero PIL dell’Unione Europea. L’aspetto più disturbante è l’enorme distanza tra potenza economica e presenza occupazionale: quasi nessuna di queste aziende figura tra i primi cento datori di lavoro al mondo.

Questa sproporzione tra ricchezza generata e impatto sociale segnala un modello economico squilibrato, dove profitti e controllo informativo si accumulano mentre la responsabilità sociale resta marginale.

I tentativi di regolazione: multe come “solletico”

I tentativi politici di arginare il potere delle Big Tech, ricorda Cottarelli, si sono rivelati finora deboli e inconcludenti. Le sanzioni pecuniarie — anche quando miliardarie — rappresentano, rispetto ai ricavi di queste aziende, un semplice “palliativo”: non incidono sui modelli di business né modificano le dinamiche di dominio.

Finché la regolazione resterà frammentata e timida, gli oligarchi digitali continueranno a operare da attori sovranazionali, spesso più influenti degli Stati stessi.

La sfida politica del nostro tempo

La questione non riguarda soltanto l’economia. Il vero tema è la capacità delle democrazie occidentali di recuperare il controllo sulle infrastrutture digitali che modellano il pensiero, l’informazione e la partecipazione civile. È un problema che si colloca all’incrocio tra diritti, sovranità, sicurezza e libertà individuali. Arginare il potere delle Big Tech significa difendere lo spazio pubblico e impedire che la verità, come temeva Orwell, venga riscritta dagli algoritmi.

Il significato per Algopolio: difendere cittadini e istituzioni dal potere opaco del digitale

Il quadro delineato dal volume di Cottarelli conferma ciò che Algopolio sostiene dalla sua nascita: il potere delle piattaforme non è solo tecnologico, è politico, sociale e informativo. Per questo Algopolio:

  • offre supporto a cittadini che subiscono abusi digitali, manipolazioni algoritmiche o violazioni dei dati;

  • promuove battaglie legali — anche collettive — contro l’opacità delle piattaforme;

  • analizza il funzionamento tecnico dei sistemi digitali per renderlo comprensibile e contestabile;

  • sostiene la costruzione di un ecosistema digitale più equo, dove la tecnologia non sovrasti gli individui.

Chi legge e ritiene di aver subito un danno, un abuso o una distorsione nel proprio ambiente digitale può rivolgersi ad Algopolio: non solo per una tutela, ma per contribuire a ristabilire un equilibrio di poteri in un mondo che rischia di dimenticare la propria verità.

 
 
 

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