Recensione al saggio "Senza giri di parole" di Carlo Cottarelli
- Algopolio
- 1 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Fonte: Come arginare il potere delle Big Tech, di Mauro Cereda, 18 giugno 2025.
Gli “oligarchi d’Occidente”: un potere senza precedenti
Il saggio dedicato da Carlo Cottarelli alle “sfide economiche e sociali del nostro futuro” individua nelle Big Tech una minaccia sistemica per il funzionamento delle democrazie contemporanee. Le piattaforme tecnologiche sono diventate “oligarchi d’Occidente”, accumulando una dimensione economica paragonabile — e talvolta superiore — a quella di interi Stati sovrani. Questa crescita non si limita ai profitti: riguarda l’appropriazione del potere informativo, cioè la capacità di filtrare, modellare e orientare l’opinione pubblica globale.
Il testo ricorda una frase di George Orwell del 1944: “Il concetto di verità oggettiva sta svanendo dal mondo. Le menzogne passeranno alla storia.” Una citazione che oggi suona profetica: con miliardi di utenti dipendenti dai social media, la manipolazione informativa diventa non un rischio, ma una pratica diffusa.
L’intreccio tra potere economico e controllo delle informazioni
Le Big Tech non sono solo imprese: sono infrastrutture che organizzano il rapporto tra cittadini e mondo digitale. La loro forza si fonda sull’incrocio tra:
vastità dei dati raccolti,
pervasività dei servizi,
capacità di orientare i flussi informativi,
controllo sui sistemi di comunicazione.
Questo intreccio consente alle piattaforme di influenzare opinioni, comportamenti elettorali e addirittura la percezione della realtà, con un impatto potenzialmente devastante sulla tenuta democratica.
L AI come moltiplicatore del potere
Cottarelli osserva — con preoccupazione — che l’avvento dell’intelligenza artificiale amplifica ulteriormente la disparità tra utenti e piattaforme. L’AI, già oggi integrata nei meccanismi di raccomandazione, moderazione e personalizzazione, rende sempre più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è manipolato, ciò che è organico da ciò che è artificiale.
L’infiltrazione dell’AI nei sistemi informativi apre scenari critici:
rischio di elezioni influenzate da modelli generativi,
perdita della capacità individuale di giudizio,
espansione delle echo chambers,
concentrazione del potere epistemico nelle mani di pochissimi attori privati. La tecnologia smette di essere neutrale e diventa architettura del consenso.
Una concentrazione economica che sfida gli Stati
Il file riporta dati impressionanti sulla capitalizzazione delle Big Tech: Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta e Tesla insieme raggiungono 17,5 trilioni di dollari, un valore paragonabile all’intero PIL dell’Unione Europea. L’aspetto più disturbante è l’enorme distanza tra potenza economica e presenza occupazionale: quasi nessuna di queste aziende figura tra i primi cento datori di lavoro al mondo.
Questa sproporzione tra ricchezza generata e impatto sociale segnala un modello economico squilibrato, dove profitti e controllo informativo si accumulano mentre la responsabilità sociale resta marginale.
I tentativi di regolazione: multe come “solletico”
I tentativi politici di arginare il potere delle Big Tech, ricorda Cottarelli, si sono rivelati finora deboli e inconcludenti. Le sanzioni pecuniarie — anche quando miliardarie — rappresentano, rispetto ai ricavi di queste aziende, un semplice “palliativo”: non incidono sui modelli di business né modificano le dinamiche di dominio.
Finché la regolazione resterà frammentata e timida, gli oligarchi digitali continueranno a operare da attori sovranazionali, spesso più influenti degli Stati stessi.
La sfida politica del nostro tempo
La questione non riguarda soltanto l’economia. Il vero tema è la capacità delle democrazie occidentali di recuperare il controllo sulle infrastrutture digitali che modellano il pensiero, l’informazione e la partecipazione civile. È un problema che si colloca all’incrocio tra diritti, sovranità, sicurezza e libertà individuali. Arginare il potere delle Big Tech significa difendere lo spazio pubblico e impedire che la verità, come temeva Orwell, venga riscritta dagli algoritmi.
Il significato per Algopolio: difendere cittadini e istituzioni dal potere opaco del digitale
Il quadro delineato dal volume di Cottarelli conferma ciò che Algopolio sostiene dalla sua nascita: il potere delle piattaforme non è solo tecnologico, è politico, sociale e informativo. Per questo Algopolio:
offre supporto a cittadini che subiscono abusi digitali, manipolazioni algoritmiche o violazioni dei dati;
promuove battaglie legali — anche collettive — contro l’opacità delle piattaforme;
analizza il funzionamento tecnico dei sistemi digitali per renderlo comprensibile e contestabile;
sostiene la costruzione di un ecosistema digitale più equo, dove la tecnologia non sovrasti gli individui.
Chi legge e ritiene di aver subito un danno, un abuso o una distorsione nel proprio ambiente digitale può rivolgersi ad Algopolio: non solo per una tutela, ma per contribuire a ristabilire un equilibrio di poteri in un mondo che rischia di dimenticare la propria verità.

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