top of page

Quando l'algoritmo entra in fattura

Fonte: Il Sole 24 Ore – Paolo Benanti, «Il prezzo dell’autonomia: quando l’algoritmo entra in fattura», 25 novembre 2025.

Il punto di svolta: quando il software diventa agente

Paolo Benanti individua un momento preciso in cui la trasformazione tecnologica smette di essere semplice ingegneria e diventa architettura economica: il passaggio, annunciato da Microsoft, da una tariffazione “per user” a una “per agent”.Non è un mero aggiornamento del listino. È, come scrive Benanti, un mutamento tettonico: segna la fine dell’antropocentrismo nei bilanci aziendali e inaugura una stagione in cui il valore economico è misurato non in base alle persone, ma agli agenti software autonomi che eseguono, decidono, negoziano.

Il nuovo paradigma: il software non esegue più, agisce

La logica con cui il software veniva acquistato era rassicurante: un prodotto, una licenza, un lavoratore che lo utilizza. Il nuovo modello ribalta tutto: se un’azienda paga non più per gli strumenti dati ai dipendenti, ma per il lavoro svolto da un agente autonomo, quel software assume implicitamente lo statuto di lavoratore. E con esso emergono domande radicali:

  • chi risponde delle decisioni di un agente?

  • dove si colloca la responsabilità quando un algoritmo agisce in autonomia?

  • come si ricostruisce la catena del comando quando gli esecutori diventano decisori?

Quando il software smette di essere un “mero esecutore” e diventa entità attiva, si aprono zone grigie di imputabilità che il diritto commerciale non è ancora attrezzato a gestire.

Dall’azienda allo Stato: la sovranità digitale come questione geopolitica

Benanti sposta poi lo sguardo oltre l’impresa: se una Big Tech da fornitore diventa gestore dell’infrastruttura su cui operano gli agenti autonomi, allora cambia l’equilibrio geopolitico del digitale. Il testo introduce un’immagine potente: l’infrastruttura AI come “sistema nervoso” dell’economia. Chi lo controlla governa transazioni, servizi, attività pubbliche e private, fino a incidere sulla sovranità stessa degli Stati.

Se milioni di agenti lavorano su infrastrutture private, regolano flussi economici, prendono decisioni operative e amministrative, si configura una forma di feudalesimo digitale: lo Stato conserva l’autorità sui cittadini, ma le corporation detengono le chiavi del funzionamento quotidiano della società.

Il rischio di una deriva funzionalista: efficienza contro umanità

Il modello “pay-as-you-go”, applicato all’autonomia dei sistemi intelligenti, può spingere verso un rischio culturale ancora più insidioso: la riduzione della produttività a mera velocità algoritmica, marginalizzando il contributo umano. Il testo avverte che grandi aziende come ServiceNow, Google e Anthropic perseguono già infrastrutture AI che cresceranno in modo esponenziale, e che presto molte organizzazioni saranno popolate da una “popolazione” attiva non biologica ma sintetica.

Questa deriva funzionalista non è una questione tecnica, ma una minaccia alla comprensione stessa del lavoro, della dignità e del ruolo umano nei processi produttivi.

Un cambio di passo che ridisegna il significato di “potere”

Per Benanti, la mossa di Microsoft rappresenta l’ingresso dell’umanità nell’era dell’implementazione fiscale e politica dell’autonomia artificiale. Le imprese — e presto anche le amministrazioni pubbliche — si troveranno a dover acquistare non solo strumenti, ma autonomia: potere decisionale delegato a sistemi non umani. In questo scenario, rinunciare a parte della sovranità operativa significa cedere potere a un’infrastruttura che “non dorme mai”, e che potrebbe ridefinire per sempre la relazione tra tecnica, economia e autorità politica.

Il ruolo di Algopolio: difendere l’autonomia umana nell’era degli agenti artificiali

La riflessione di Benanti tocca uno dei punti centrali della missione di Algopolio: la necessità di riportare trasparenza, controllo e responsabilità in un ecosistema digitale che rischia di esautorare l’individuo. Per questo l’associazione:

  • analizza criticamente gli effetti degli algoritmi su lavoro, diritti e sovranità;

  • supporta cittadini e professionisti nell’affrontare decisioni automatizzate ingiuste o opache;

  • promuove modelli di governance che obblighino le piattaforme a rendere conto delle loro scelte;

  • difende il principio essenziale secondo cui la tecnologia deve ampliare la libertà, non sostituirla.

Chi percepisce di essere stato penalizzato da decisioni algoritmiche, da mancanza di trasparenza o da sistemi digitali che incidono sulla propria autonomia può rivolgersi ad Algopolio: uno spazio di tutela e consapevolezza in un mondo in cui gli agenti artificiali stanno ridefinendo il significato stesso di potere.

 
 
 

Commenti


bottom of page