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Prove di resistenza digitale: cresce la nicchia anti Big Tech

Fonte: Il Sole 24 Ore – Prove di resistenza digitale, cresce la nicchia anti Big Tech di Claudia La Via, Nòva24, 13 novembre 2025

Una nuova consapevolezza: la libertà digitale come diritto

Nell’articolo pubblicato su Nòva24, Claudia La Via fotografa un fenomeno in rapida ascesa: la nascita di un movimento globale di resistenza digitale. Sempre più utenti, sviluppatori e piccole aziende scelgono di abbandonare l’ecosistema delle Big Tech per riappropriarsi di autonomia, privacy e libertà di informazione. Si moltiplicano social network, app e smartphone indipendenti — alternative a Google, Meta, Apple o Microsoft — progettati per limitare la raccolta di dati personali e restituire all’utente il controllo sulla propria identità digitale.

La nuova geografia dell’indipendenza tecnologica

Secondo i dati citati, cresce una nicchia consapevole di utenti che rifiutano il tracciamento sistematico e la dipendenza dai servizi centralizzati. Esempi concreti arrivano da realtà come Proton Mail, con sede in Svizzera, che garantisce una comunicazione sicura e crittografata, o Qwant, motore di ricerca europeo che rifiuta la profilazione pubblicitaria. Nel campo della mobilità, spicca Volla Phone, smartphone open source nato in Germania e privo di software Google, emblema di un mercato che si sta riorientando verso modelli “privacy-first”. Si afferma così una costellazione di tecnologie indipendenti – dal cloud decentralizzato alle piattaforme di messaggistica etica – che sfidano la logica monopolistica dei colossi digitali.

Una controcultura digitale che rinasce

L’articolo sottolinea come questo fenomeno rappresenti non solo una tendenza di mercato, ma una nuova forma di attivismo civile. Il movimento “anti-Big Tech” unisce motivazioni etiche, ecologiche e sociali: rifiutare la dipendenza dagli algoritmi proprietari significa anche resistere alla manipolazione informativa e alla riduzione dell’individuo a dato statistico. Dalle comunità del software libero ai browser alternativi, dagli strumenti di cifratura ai social decentralizzati, si sta formando una “microsocietà digitale” che rivendica il diritto di essere offline, invisibili, anonimi. Un ritorno alla tecnologia come strumento e non come potere, come mezzo di relazione e non di sorveglianza.

I nuovi simboli della resistenza digitale

Tra le esperienze portate ad esempio figurano progetti come Bluesky, l’alternativa decentralizzata a Twitter, e Nextcloud, soluzione open-source per la gestione autonoma dei dati. Ma anche start-up come Fairbnb, che propongono modelli economici etici e cooperativi per contrastare l’oligopolio delle piattaforme globali. Come nota Il Sole 24 Ore, “la rivoluzione non avviene più nei laboratori di Silicon Valley, ma nelle scelte quotidiane di chi disinstalla un’app, cancella un account o installa un software libero”. È una resistenza silenziosa ma crescente, fatta di piccoli gesti di sottrazione all’economia dell’attenzione.

L’Italia e la sfida della consapevolezza

L’indagine condotta nel 2025 dal Eurobarometro rivela che il 64% degli europei ritiene di aver perso il controllo dei propri dati personali, ma solo una minoranza adotta strumenti alternativi. Il ritardo culturale e la scarsa alfabetizzazione digitale restano ostacoli centrali anche in Italia, dove la diffusione di progetti indipendenti è ancora limitata. Tuttavia, cresce una nuova generazione di utenti e professionisti che considerano la sovranità digitale non come un concetto astratto, ma come una questione politica e democratica.

Il significato per Algopolio: resistere è un atto politico

Per un’associazione come Algopolio, impegnata nella difesa dei diritti digitali, l’articolo rappresenta un segnale incoraggiante: la consapevolezza sta cambiando. Il vero terreno di scontro non è più solo legislativo, ma culturale. Ogni scelta tecnologica, dal motore di ricerca che usiamo al telefono che teniamo in tasca, diventa un gesto di autodeterminazione. Le “prove di resistenza digitale” dimostrano che un altro modello di Internet è possibile — più umano, trasparente e solidale. E ricordano che la libertà online non si difende soltanto con le leggi, ma con le nostre scelte quotidiane di utenti consapevoli.

 
 
 

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