Privacy a scuola: tra smartphone, chat e dati sensibili serve una nuova educazione digitale
- Algopolio
- 20 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Fonte: Corriere della Sera – «Privacy a scuola», 9 dicembre 2025
La scuola come luogo esposto: tecnologia quotidiana, rischi quotidiani
Il nuovo vademecum del Garante per la protezione dei dati affronta un tema crescente: la scuola è oggi uno dei contesti più delicati per la tutela dei minori. Smartphone, chat di classe, registro elettronico e piattaforme digitali espongono bambini e adolescenti a rischi che spesso famiglie e docenti non conoscono abbastanza.
L’articolo del Corriere evidenzia tre problemi principali:
diffusione incontrollata di foto e video (recite, gite, saggi),
chat scolastiche utilizzate impropriamente da adulti e studenti,
cyberbullismo facilitato da gruppi online, messaggi privati e condivisioni veloci.
Il nodo centrale è semplice: la tecnologia è ovunque, ma la cultura della protezione non lo è.
Foto, chat e piattaforme: cosa non si può fare (e cosa si deve fare)
Il vademecum del Garante chiarisce alcuni punti fondamentali:
Foto e video scolastici si possono fare solo per uso personale, non per essere condivisi sui social senza consenso.
Le chat di classe non sono strumenti ufficiali della scuola e non possono trasformarsi in luoghi di diffusione di informazioni sensibili o pressioni sui docenti.
In caso di episodi di bullismo digitale, la scuola deve segnalare immediatamente e attivare protocolli di risposta.
Una parte significativa dell’articolo insiste su un principio spesso ignorato: i minori non possono essere esposti a informazioni, giudizi o contenuti che possono comprometterne dignità e sicurezza.
Dati sensibili: niente nomi degli studenti online
Il tema della pubblicazione dei dati scolastici è affrontato con chiarezza: i nomi degli alunni non possono comparire sui siti degli istituti, né in elenchi, né in documenti liberamente scaricabili. L’obiettivo del Garante è creare un ambiente digitale in cui la scuola non diventi un luogo di esposizione involontaria.
La responsabilità degli adulti: famiglie e scuole devono fare squadra
La preside intervistata dal Corriere sottolinea un concetto decisivo: senza il coinvolgimento delle famiglie, la protezione dei minori è impossibile.
Gli adulti devono dare l’esempio nel non condividere contenuti senza permesso e usare le chat con rispetto e sobrietà. La privacy dei minori è un ecosistema: se un anello si indebolisce, tutti ne subiscono le conseguenze.
Perché questo riguarda Algopolio: la protezione dei minori è un diritto digitale fondamentale
L’articolo mette in luce un tema centrale per Algopolio: la fragilità dei minori di fronte a tecnologie pensate per adulti e per fini commerciali, non educativi.
Algopolio lavora per:
guidare famiglie e scuole nell’uso corretto degli strumenti digitali;
supportare chi ha subito episodi di cyberbullismo, violazione di privacy o diffusione impropria di contenuti;
promuovere regolamenti e prassi che proteggano i minori da esposizione eccessiva;
diffondere una cultura digitale che metta al centro la sicurezza, non la performance.
Nel mondo digitale, la tutela dei minori non può essere lasciata al caso: è un diritto, ed è un dovere collettivo.

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