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Meta sotto il faro dell'Antitrust UE

Fonte: Il Sole 24 Ore – «Meta, faro dell’Antitrust europea su AI integrata in WhatsApp», 5 dicembre 2025

AI integrata e concorrenza limitata: il nodo dell’indagine europea

L’Unione Europea ha aperto una nuova procedura formale contro Meta, con l’accusa di ostacolare la concorrenza nei servizi di intelligenza artificiale conversazionale. Al centro del caso c’è l’integrazione di Meta AI dentro WhatsApp: una funzione nativa, che secondo Bruxelles rischia di impedire ai fornitori terzi di offrire servizi alternativi sulla piattaforma.

La Commissione teme che Meta stia sfruttando il proprio vantaggio infrastrutturale per costruire un monopolio nell’AI applicata alla messaggistica, settore destinato a diventare strategico nei prossimi anni.

Quando la piattaforma diventa il mercato

Come ricorda il Sole 24 Ore, WhatsApp permette già oggi ad alcune aziende di comunicare tramite chatbot indipendenti. Ma l’introduzione della funzione AI nativa – combinata con nuove regole d’uso della piattaforma – potrebbe:

  • rendere tecnicamente difficile l’integrazione di AI esterne,

  • spingere aziende e utenti verso soluzioni proprietarie,

  • creare una barriera competitiva invisibile ma efficace.

Non si tratta solo di un aggiornamento tecnico: è il tentativo di trasformare WhatsApp in una porta d’ingresso obbligata all’AI conversazionale, sfruttando una base di due miliardi di utenti.

Un settore in bilico tra innovazione e potere infrastrutturale

Meta respinge le accuse definendole “infondate”, sostenendo che il mercato dell’AI è competitivo e che utenti e aziende hanno accesso a servizi diversificati. Eppure, l’Europa vede nel comportamento del gruppo un rischio sistemico: quando una piattaforma domina comunicazione, dati e distribuzione dell’innovazione, il confine tra concorrenza e abuso di potere tecnologico diventa sottile.

La vicenda si innesta in un contesto più ampio: Meta è già stata sanzionata per DMA, privacy e pubblicità dei dati; ora l’attenzione si sposta sulla capacità dell’azienda di influenzare – e potenzialmente controllare – l’intero mercato dell’intelligenza artificiale applicata alla comunicazione.

Perché questo riguarda i cittadini: l’AI come mediatore invisibile delle nostre relazioni

L’integrazione forzata di AI dentro WhatsApp non incide solo sulle dinamiche concorrenziali: ridefinisce come gli utenti interagiscono, cosa vedono, quali informazioni ricevono e quali strumenti possono scegliere.

Una piattaforma che diventa troppo grande acquisisce un ruolo quasi istituzionale: decide le condizioni della comunicazione sociale senza che gli utenti possano realmente negoziarle. Ed è qui che la tutela dei consumatori e dei diritti digitali diventa cruciale.

Il contributo di Algopolio: difendere autonomia, trasparenza e alternative reali

Algopolio interviene esattamente nei casi in cui il potere tecnologico rischia di soffocare libertà e pluralismo:

  • analizzando pratiche potenzialmente anticoncorrenziali,

  • supportando utenti e aziende che subiscono imposizioni o restrizioni digitali,

  • promuovendo regole che garantiscano scelta reale e non solo apparente,

  • vigilando sul modo in cui AI e piattaforme influenzano interazioni, privacy e accesso alla conoscenza.

Quando una piattaforma diventa un’infrastruttura essenziale, la trasparenza non è più un optional: è un diritto. E se qualcuno ritiene di aver subito danni, discriminazioni o compressioni di libertà digitale legate all’uso di WhatsApp o Meta AI, Algopolio può offrire assistenza, tutela e valutazioni tecniche indipendenti.

Perché l’AI non deve essere un’imposizione. Deve essere una scelta informata.

 
 
 

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