Meta multata per 1,3 miliardi di dollari: record Ue per violazione della privacy
- Algopolio
- 21 ott
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Aggiornamento: 3 nov
Fonte: Forbes Italia – Meta, multa da 1,3 miliardi per violazione delle regole sulla privacy Ue, 22 maggio 2023
La più alta sanzione nella storia del GDPR
Come riportato da Forbes Italia, l’Unione Europea ha inflitto a Meta Platforms, società madre di Facebook e Instagram, una multa record da 1,2 miliardi di euro (circa 1,3 miliardi di dollari) per violazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). La sanzione, emessa dal Data Protection Commissioner (DPC) irlandese, rappresenta il provvedimento più severo mai adottato da un’autorità europea in materia di privacy digitale. Secondo il DPC, Meta ha trasferito per anni i dati personali degli utenti europei verso server statunitensi, senza adeguate garanzie legali sulla protezione e sulla sorveglianza dei dati.
Il nodo del trasferimento dei dati verso gli Stati Uniti
Il caso nasce dal contenzioso legato ai flussi di dati transatlantici dopo l’annullamento, nel 2020, del trattato Privacy Shield da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. In assenza di un quadro normativo stabile, Meta ha continuato a esportare dati dall’Europa agli Stati Uniti, fondandosi su clausole contrattuali standard ritenute “inadeguate” dagli organi di vigilanza. I dati trasferiti riguardavano profili, comportamenti di navigazione, geolocalizzazioni e contenuti privati degli utenti europei, tutti potenzialmente accessibili alle agenzie di intelligence statunitensi.
Le motivazioni della decisione e i tempi di adeguamento
L’autorità irlandese ha ordinato a Meta di sospendere i trasferimenti dei dati entro cinque mesi e di eliminare quelli già trasferiti entro sei mesi. Il provvedimento segue anni di confronto tra le autorità di protezione dati e la multinazionale di Menlo Park, che ha difeso la legittimità delle proprie pratiche appellandosi alla necessità di interoperabilità globale dei servizi digitali. L’articolo sottolinea come la decisione sia stata assunta in coordinamento con il Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDPB), a conferma della volontà dell’Unione di uniformare le politiche sanzionatorie contro le Big Tech.
Le reazioni di Meta e il rischio per l’intero settore
Meta ha annunciato immediatamente ricorso, dichiarando che la sospensione dei flussi di dati “potrebbe compromettere la sopravvivenza di Internet aperto”. Il colosso tecnologico ha definito “ingiusta e sproporzionata” la multa, ricordando che migliaia di altre aziende globali si basano sugli stessi meccanismi di trasferimento dati. Ciononostante, si ritiene che la sentenza rappresenti una svolta sistemica, capace di ridefinire i confini della sovranità digitale europea e di accelerare la ricerca di un nuovo accordo tra Ue e Usa in materia di flussi informativi.
La portata simbolica della decisione
La sanzione a Meta non è solo una punizione economica: è il simbolo della volontà dell’Europa di difendere l’autonomia dei propri cittadini digitali. Per la prima volta, un’autorità nazionale ha imposto a un gigante tecnologico l’obbligo concreto di limitare l’uso dei dati raccolti al di fuori dei confini europei. Il caso, come ricorda Forbes Italia, mostra che la protezione dei dati non è più una questione burocratica, ma un diritto politico fondamentale, parte integrante della sicurezza e della libertà personale nel XXI secolo.


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