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Meta condannata per concorrenza sleale: cosa significa per la democrazia digitale

Fonte: Corriere della Sera – «Concorrenza sleale: Meta dovrà risarcire gli editori spagnoli», 21 novembre 2025

Una condanna che cambia gli equilibri del mercato digitale

La sentenza del tribunale del commercio di Madrid segna uno spartiacque nella storia della regolazione delle Big Tech. Meta – proprietaria di Facebook e Instagram – è stata condannata a pagare 542 milioni di euro di risarcimento agli editori spagnoli, accusata di aver ottenuto un vantaggio competitivo illecito nel mercato della pubblicità digitale. È una decisione che supera il piano commerciale: afferma per la prima volta, con forza, che la gestione dei dati personali può generare concorrenza sleale quando viene utilizzata per indebolire l’editoria tradizionale e concentrare il potere informativo nelle piattaforme.

Dal GDPR al mercato pubblicitario: quando il dato diventa arma

L’origine della vicenda si colloca nel 2018, con l’entrata in vigore del GDPR. La normativa europea impose a Meta di cambiare la base giuridica del trattamento dati, passando dal consenso alla “necessità per l’esecuzione del contratto”. Secondo gli editori, questa modifica ha permesso a Meta di continuare a profilare milioni di utenti senza un vero consenso libero, accumulando un vantaggio enorme nel mercato pubblicitario: maggiore micro-targeting, maggiore ottimizzazione algoritmica, maggiore capacità di monetizzazione rispetto ai concorrenti che invece rispettavano la norma alla lettera. Il risultato: 5,3 miliardi di euro guadagnati indebitamente in cinque anni, secondo il tribunale spagnolo.

Perché la sentenza è un precedente europeo

Il caso non è isolato. Gli editori spagnoli si erano già rivolti all’autorità irlandese, competente per Meta nella UE, ma senza ottenere risposte sufficienti. La scelta di rivolgersi ai tribunali nazionali ha aperto la strada a una nuova strategia: non aspettare più i tempi delle autorità, ma chiamare le Big Tech a rispondere in giudizio nei singoli Stati membri. La Spagna non è un caso a sé: in Francia è già in corso un’azione collettiva per pratiche analoghe, e altri Paesi europei potrebbero muoversi nella stessa direzione. Questa sentenza diventa così un precedente potenzialmente decisivo nella lotta contro gli abusi sistemici di posizione dominante.

Il nodo politico: il diritto come strumento per riequilibrare il digitale

L’importanza più profonda della vicenda non riguarda soltanto il risarcimento economico. Mostra come gli Stati possano – e debbano – reagire alla concentrazione di potere informativo che caratterizza il dominio delle piattaforme. Meta non controlla solo un mercato: controlla flussi informativi, spazi pubblicitari, meccanismi di visibilità, modalità di profilazione. Quando questo potere viene esercitato in modo opaco o scorretto, il danno non è solo economico: è un danno per la pluralità dell’informazione e per la qualità della democrazia.

Il significato per Algopolio: riportare la rete sotto il controllo dei diritti

Per Algopolio, questa sentenza rappresenta un segnale preciso: la difesa dei diritti digitali non passa solo dalla privacy, ma dalla capacità delle istituzioni di contrastare abusi che alterano il mercato delle idee. La “concorrenza sleale digitale” non è una questione tecnica: è il sintomo di un ecosistema in cui pochi attori privati controllano la quasi totalità della pubblicità online, della visibilità e della distribuzione dei contenuti. Il caso Meta-Spagna mostra che il diritto può tornare a essere uno strumento di riequilibrio democratico, capace di limitare comportamenti illegittimi e proteggere chi produce informazione indipendente. Ed è qui che si gioca una delle battaglie centrali del nostro tempo: impedire che la rete diventi un ambiente governato solo dagli interessi delle Big Tech, e restituire agli utenti – e agli editori – la possibilità di vivere in un ecosistema digitale pluralista, trasparente e realmente competitivo.

 
 
 

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