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La sovranità algoritmica: quando il potere passa dalle istituzioni agli algoritmi

Aggiornamento: 3 nov

Fonte: Corriere della Sera – La sovranità algoritmica di Massimo Gaggi, 28 ottobre 2025

Dalla geopolitica alla tecno-politica: l’era del controllo algoritmico

Nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, Massimo Gaggi analizza un tema cruciale per il futuro della democrazia globale: la sovranità algoritmica, ovvero la progressiva sostituzione del potere politico con quello esercitato dagli algoritmi delle grandi piattaforme digitali. L’occasione è l’accordo imminente tra TikTok e il governo degli Stati Uniti per il trasferimento del controllo dell’app a un consorzio di aziende americane vicine alla Casa Bianca. Un’operazione che, come osserva l’autore, rappresenta un caso emblematico della nuova geopolitica digitale, dove il controllo dei dati e degli algoritmi pesa più di quello delle risorse materiali.

Il caso TikTok: tra sicurezza nazionale e influenza culturale

Gaggi ricostruisce la lunga vicenda che ha contrapposto Washington e Pechino sul destino della piattaforma cinese. La decisione di spostare la proprietà di TikTok in mani statunitensi nasce dal timore che l’algoritmo di raccomandazione – vero cuore del social – possa essere usato come strumento di manipolazione dell’opinione pubblica e di influenza politica. L’amministrazione americana ha imposto che la gestione operativa passi a un gruppo di imprenditori legati al presidente, tra cui Larry Ellison, la famiglia Murdoch e Jared Kushner, figura di spicco della galassia repubblicana. Una privatizzazione “patriottica” che mostra quanto la questione del controllo degli algoritmi sia ormai parte integrante della sicurezza nazionale.

Quando gli algoritmi sostituiscono la politica

Il concetto di “sovranità algoritmica” si manifesta nel momento in cui le piattaforme – Google, Meta, TikTok, X – diventano centri di decisione autonoma, in grado di condizionare la percezione pubblica e il dibattito politico senza alcun mandato democratico. Questi sistemi di raccomandazione e filtraggio, costruiti su logiche opache, determinano cosa vediamo, leggiamo e condividiamo. La difficoltà sta nel fatto che il loro funzionamento è impenetrabile: i codici sono segreti, i parametri modificabili in tempo reale, e il comportamento degli algoritmi può cambiare senza preavviso, influenzando la società più di qualunque atto di governo.

Il ruolo dei social nella formazione del consenso

L’articolo cita casi emblematici di interferenze algoritmiche nel discorso politico: da Elon Musk, che modifica la visibilità dei post su X (ex Twitter), fino a Meta, accusata di favorire contenuti divisivi per massimizzare l’engagement. Il risultato, osserva Gaggi, è una nuova forma di potere che non si manifesta apertamente ma agisce attraverso la polarizzazione, la disinformazione e la semplificazione delle opinioni. TikTok, con la sua logica di leggerezza e intrattenimento, non è escluso da questo schema: la piattaforma ha un impatto diretto sulla costruzione culturale delle giovani generazioni, plasmando gusti, linguaggio e percezioni politiche.

Una sfida per la democrazia globale

Gaggi conclude sottolineando che la “sovranità algoritmica” non è più un rischio futuro, ma una realtà già consolidata. Gli algoritmi sono divenuti strumenti di governance informale, capaci di orientare il consenso e di stabilire priorità sociali ed economiche. La questione non riguarda più solo la trasparenza tecnologica, ma la legittimità stessa del potere digitale: chi controlla gli algoritmi controlla la narrazione collettiva. Il caso TikTok è solo l’ultimo esempio di un processo in cui la tecnologia sostituisce la politica, e la rete diventa la nuova arena della sovranità mondiale.

 
 
 

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