“La società di Frankenstein: quando la tecnologia sfugge di mano”
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Fonte: Corriere della Sera – «La società di Frankenstein», di Walter Veltroni, 23 novembre 2025
La nuova creatura: il potere tecnologico senza controllo
Il pezzo di Walter Veltroni parte da un’intuizione potente: Frankenstein non è una metafora del passato, ma una lente per leggere il nostro presente digitale. L’idea che una creatura — artificiale, costruita da noi — possa emanciparsi dal controllo umano è diventata più di un simbolo letterario: è una condizione reale della modernità tecnologica. Tra intelligenza artificiale, automazione, sistemi predittivi e infrastrutture algoritmiche che decidono per noi, l’uomo contemporaneo vive nella tensione costante tra creazione e perdita del controllo. È la stessa tensione che attraversa il romanzo di Mary Shelley, ma questa volta non appartiene alla fiction.
Mostri tecnologici, disinformazione e fragilità democratica
L’articolo insiste su un punto cruciale: il nostro tempo è attraversato da mostri tecnologici nuovi, invisibili ma potentissimi. La disinformazione digitale cresce in modo capillare, alterando opinioni pubbliche, manipolando emozioni collettive, spingendo verso radicalizzazioni improvvise. Veltroni osserva come i social network, le echo chamber e i meccanismi algoritmici alimentino un ecosistema dove la verità diventa liquida, e il falso circola con la stessa forza del vero — o di più. In questo scenario, la democrazia stessa diventa vulnerabile: un ambiente informativo instabile mette a rischio la capacità delle persone di formare un giudizio autonomo. È il cuore del problema: quando il sistema della conoscenza è inquinato, anche il sistema politico vacilla.
L’uomo davanti alla macchina: paura, solitudine, spaesamento
Veltroni richiama un sentimento diffuso: la sensazione di essere travolti dalla velocità del cambiamento tecnologico. Molti vivono il digitale come uno spazio di solitudine connessa, dove tutto è disponibile ma niente è realmente vicino. Allo stesso tempo, cresce la paura che l’intelligenza artificiale possa sostituire competenze, relazioni, responsabilità. Non è solo un disagio psicologico: è un malessere sociale di fronte a sistemi che decidono, che suggeriscono, che raccomandano, spesso senza che l’utente comprenda come o perché. Il rischio, come suggerisce Veltroni, è una società dove le persone non riescono più a distinguere il proprio giudizio da quello generato dai sistemi digitali.
Il confine fra umano e artificiale: la grande domanda del nostro tempo
Il riferimento a Frankenstein diventa, nell’articolo, la chiave per chiedersi quale sia oggi il limite tra umano e artificiale. Per la prima volta nella storia, le tecnologie non si limitano ad ampliare le capacità dell’uomo, ma iniziano a modificarne percezioni, comportamenti e forme della relazione sociale. Se la macchina produce informazioni, emozioni e decisioni più rapidamente dell’uomo, che cosa rimane della responsabilità personale? E soprattutto: quale ruolo può avere una democrazia quando le sue dinamiche vengono filtrate da un sistema tecnologico che nessuno controlla davvero?
Il significato per Algopolio: riportare la tecnologia dentro il perimetro dei diritti
Il testo di Veltroni parla direttamente alle preoccupazioni di Algopolio: non è il progresso tecnologico il problema, ma l’assenza di regole, limiti, responsabilità e trasparenza. L’idea che le macchine possano “sfuggire di mano” non è fantascienza: è la realtà quotidiana di piattaforme che governano informazione, attenzione e comportamenti senza alcuna forma di controllo democratico. Per Algopolio, la sfida è chiara:
rendere visibili i poteri nascosti dei sistemi digitali;
difendere la qualità del discorso pubblico;
chiedere trasparenza algoritmica;
riconoscere che il confine tra umano e artificiale deve essere negoziato politicamente, non lasciato al mercato. Solo così la tecnologia può tornare a essere parte della democrazia, e non la sua minaccia.



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