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La paura delle Big Tech: riconquistare la fiducia degli utenti

Fonte: ADUC – «Big Tech: dobbiamo dimostrare ai cittadini che i loro dati sono al sicuro», 27 novembre 2025.

L’imperativo della fiducia nell’economia dei dati

L’articolo di ADUC mette in luce un elemento che le Big Tech continuano a evocare come mantra: la necessità di riconquistare la fiducia degli utenti. Non è un’affermazione neutrale. La fiducia, nel contesto digitale, è una risorsa politica oltre che economica: senza di essa, si incrina il modello di business fondato sulla raccolta, l’analisi e la monetizzazione dei dati personali. Le piattaforme dichiarano di “voler dimostrare” la sicurezza dei dati, ma tale promessa evidenzia la fragilità dell’attuale ecosistema informativo, in cui la sicurezza non è un valore garantito, bensì un obiettivo ancora lontano dall’essere realizzato.

L’asimmetria originaria: utenti esposti, piattaforme onniscienti

Il nodo strutturale è la radicale asimmetria informativa tra utenti e piattaforme. Mentre i cittadini non possono verificare realmente come i loro dati vengano trattati, le aziende digitali dispongono di un patrimonio informativo senza precedenti, in grado di influenzare preferenze, comportamenti, scelte economiche e politiche. In questo contesto, parlare di “dimostrare la sicurezza” significa ammettere implicitamente che oggi tale sicurezza non è percepita né garantita: persistono opacità, processi poco trasparenti, algoritmi non auditabili, e un’infrastruttura che incentiva la raccolta illimitata dei dati piuttosto che la loro protezione.

Privacy by design o slogan commerciale?

Il lessico della sicurezza digitale è spesso utilizzato come strumento comunicativo: privacy by design, data empowerment, user control. Eppure, come osserva l’articolo, troppe piattaforme rimangono ancorate a modelli in cui la tutela è un accessorio, non il fondamento del servizio. La promessa di protezione dei dati si scontra con un modello di business che prospera sulla profilazione continua, sulla permanenza dei dati e sull’interoperabilità commerciale tra servizi. La domanda non è se le aziende “vogliono rassicurare” gli utenti: la questione è se sono disposte a rinunciare a una parte del proprio potere per garantire realmente quei diritti.

Scandali ricorrenti e fiducia impossibile

Negli ultimi anni, da Cambridge Analytica ai data breach seriali, il settore ha dimostrato un’incapacità strutturale di prevenire gli abusi. E ogni scandalo è un colpo alla fiducia pubblica, che non può essere ricostruita soltanto con comunicati o campagne reputazionali. La sicurezza dei dati non è un atto di marketing, ma una pratica che richiede:

  • trasparenza radicale sui processi;

  • limitazione della raccolta dati;

  • audit algoritmici indipendenti;

  • responsabilità legale chiara;

  • governance pubblica e non autoreferenziale. Finché questi elementi non diventeranno strutturali, la fiducia rimarrà un concetto astratto, lontano dall’esperienza quotidiana degli utenti.

La responsabilità delle Big Tech non può essere volontaria

Le dichiarazioni riportate da ADUC sottolineano la volontà delle Big Tech di “dimostrare” affidabilità. Ma l’affidabilità, nel digitale, non può dipendere dalla buona volontà degli attori dominanti. Serve un modello di responsabilizzazione esterna: regole precise, controlli stringenti, sanzioni effettive e — soprattutto — un regime di trasparenza che non lasci all’azienda la discrezionalità della propria autovalutazione. Il potere digitale è troppo grande per essere autogovernato.

Cosa significa per i cittadini e come Algopolio può intervenire

La questione della sicurezza dei dati non riguarda solo la privacy: riguarda l’identità, la libertà, la possibilità di vivere in un ambiente digitale che non sfrutti la vulnerabilità informativa degli utenti. Chi subisce abusi — dalla mancata cancellazione di dati alla profilazione non autorizzata, dalla diffusione impropria di informazioni ai trattamenti opachi — spesso non ha strumenti per capire né per reagire.

È qui che Algopolio può fare la differenza. L’associazione:

  • aiuta utenti e consumatori a comprendere come vengono trattati i propri dati;

  • offre supporto tecnico e legale nei casi di violazioni, abuso di posizione dominante o mancata tutela dei diritti;

  • promuove un modello digitale basato su responsabilità, trasparenza e rispetto della persona;

  • interviene quando piattaforme o servizi non garantiscono i diritti garantiti dal GDPR e dalle normative europee.

Se chi legge percepisce di essere stato esposto a una cattiva gestione dei propri dati, o se sospetta una violazione dei propri diritti digitali, Algopolio è il luogo in cui trovare ascolto, orientamento e tutela concreta.

Perché la fiducia non si chiede: si costruisce. E si difende.

 
 
 

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