La nuova partita del potere digitale
- Algopolio
- 17 nov
- Tempo di lettura: 2 min
Fonte: «La nuova partita del potere», Corriere della Sera, 17 novembre 2025
Perché questo articolo ci riguarda
La trasformazione digitale non è solo un cambio di strumenti, ma una riscrittura silenziosa dei rapporti di forza. Per anni abbiamo accettato l’idea che il dato fosse il nuovo petrolio, la risorsa da accumulare per dominare il mercato e le persone. L’articolo del Corriere mette in discussione questa metafora: il dato, da solo, non basta più a spiegare dove si colloca davvero il potere. Il punto decisivo, oggi, non è chi possiede le informazioni, ma chi ha la capacità di trasformarle, organizzarle, renderle leggibili dalle macchine. È in questo passaggio tecnico, spesso invisibile, che si gioca la nuova partita del potere digitale.
Dal dato al potere computazionale
Il dato grezzo è materia inerte. Diventa influente solo quando entra nei processi computazionali che lo trasformano in previsione, classificazione, decisione automatica. L’articolo evidenzia come la vera leva sia la machine-readability: ciò che può essere letto e processato dalle macchine entra nel circuito delle decisioni; ciò che resta fuori diventa marginale, irrilevante. A governare non è più l’archivio, ma il software che lo attraversa. Chi controlla i modelli, le infrastrutture, i sistemi che elaborano i dati, costruisce una forma di sovranità nuova, profonda, capace di incidere sulla realtà senza passare dai luoghi tradizionali della politica.
La frattura democratica
Questa dinamica apre una frattura democratica che non possiamo ignorare. Se il valore e il potere si spostano dalla proprietà del dato al controllo dei processi che lo trasformano, la questione non è più solo “come proteggiamo le nostre informazioni”, ma “chi decide come funzionano gli algoritmi che ci riguardano”. L’Intelligenza Artificiale consolida questo squilibrio: rende possibile una gestione centralizzata e opaca di funzioni cruciali, dalla moderazione dei contenuti alla definizione delle priorità economiche e sociali. Il rischio è che decisioni sempre più rilevanti vengano incorporate in infrastrutture tecniche sottratte al controllo pubblico, trasformando la tecnologia in un potere che non si vede ma si subisce.
Il punto di vista di Algopolio
Per Algopolio, questa lettura conferma una linea che consideriamo fondamentale: parlare di diritti digitali oggi significa spostare l’attenzione dalla semplice tutela dei dati al controllo delle infrastrutture computazionali. Non basta chiedere trasparenza nelle informative; è necessario rivendicare trasparenza nei modelli, negli algoritmi, nelle logiche che trasformano il dato in decisione. Significa contrastare la centralizzazione estrema del potere computazionale nelle mani di pochi attori privati, promuovere architetture aperte e verificabili, rimettere al centro la possibilità collettiva di comprendere e contestare i meccanismi che organizzano la nostra esperienza digitale.
Una partita ancora aperta
La “nuova partita del potere” descritta dal Corriere non è un destino già scritto, ma un campo di conflitto. Se lasciata a se stessa, l’infrastruttura digitale tenderà a consolidare asimmetrie, opacità, dipendenze. Se invece viene riconosciuta come terreno politico, può diventare lo spazio in cui ripensare il rapporto tra tecnologia, autonomia e democrazia. È qui che Algopolio sceglie di intervenire: non solo raccontando come cambia il potere, ma lavorando perché gli strumenti che lo incarnano siano comprensibili, discutibili e, soprattutto, condivisibili. La tecnologia non è neutrale; decidere chi la governa significa decidere chi governa il nostro futuro.


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