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La multa europea a X diventa un caso politico

Fonte: La Repubblica – «Multa a X, scoppia il caso Rubio e Vance con Musk», 6 dicembre 2025

Una sanzione da 120 milioni e l’esplosione di uno scontro geopolitico

L’Unione Europea ha multato X (ex Twitter) per 120 milioni di euro, accusando la piattaforma di violazioni sistemiche del Digital Services Act: scarsa trasparenza delle inserzioni, mancata tracciabilità dei contenuti illegali, gestione opaca dei dati. La decisione, spiegano a Bruxelles, non riguarda la moderazione dei contenuti, ma la necessità di proteggere gli utenti da manipolazioni e pubblicità ingannevoli.

Questa volta, però, la risposta non è arrivata solo da Elon Musk, ma direttamente da Washington.

Rubio, Vance e la retorica dell’“attacco all’America”

La sanzione europea è stata definita da figure di primo piano della nuova amministrazione americana come un atto ostile nei confronti degli Stati Uniti. Il senatore Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance hanno parlato apertamente di:

  • “attacco alle aziende americane”,

  • “censura mascherata”,

  • “intrusione europea nella libertà di parola”.

La Casa Bianca, anziché entrare nel merito delle violazioni contestate, ha trasformato la vicenda in uno scontro simbolico sul controllo del digitale globale.

Perché Bruxelles insiste: il problema è il potere, non l’opinione

L’articolo di Repubblica chiarisce che l’UE non sta valutando la politica editoriale di X, ma il suo comportamento infrastrutturale. Le criticità rilevate includono:

  • mancanza di sistemi efficaci per segnalare contenuti illegali,

  • fallimenti nella trasparenza sugli algoritmi,

  • diffusione agevolata di pubblicità politiche non dichiarate,

  • insufficiente tutela degli utenti da manipolazione informativa.

Secondo Bruxelles, una piattaforma con l’impatto di X non può sottrarsi a regole minime di sicurezza digitale. La narrazione americana che parla di “censura” nasconde un punto fondamentale: la sanzione riguarda la trasparenza, non le opinioni.

Perché questa vicenda riguarda direttamente gli utenti e il ruolo di Algopolio

Una piattaforma che non garantisce tracciabilità, trasparenza e affidabilità delle informazioni produce effetti concreti:

  • manipolazione dell’opinione pubblica,

  • diffusione rapida di contenuti falsi,

  • peggioramento della qualità democratica,

  • assenza di responsabilità sui danni provocati dagli algoritmi.

In un contesto in cui le Big Tech diventano “armi informative” di governi e attori economici, i cittadini rischiano di essere l’anello più debole.

Algopolio interviene per:

  • chiarire il funzionamento delle piattaforme e dei loro algoritmi,

  • tutelare chi subisce danni da pratiche digitali scorrette,

  • promuovere un’informazione trasparente e verificabile,

  • difendere il principio per cui la libertà di espressione non può essere usata come scudo per evitare la responsabilità tecnologica.

Quando potere politico e potere digitale si intrecciano, serve più che mai un presidio civile che vigili sulle implicazioni per utenti e democrazia. Algopolio nasce per questo: dare voce e strumenti a chi, in un ambiente dominato da giganti tecnologici, rischia di restare senza diritti.

 
 
 

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