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La causa pilota di Algopolio contro Google e il diritto all’oblio calpestato

Fonte: Il Sole 24 Ore – «La causa pilota contro Google: “Diritto all’oblio calpestato”», 16 dicembre 2025.

Quando il diritto all’oblio diventa una procedura automatica

L’articolo del Sole 24 Ore racconta una causa pilota che mette a fuoco un nodo centrale del potere digitale contemporaneo: la distanza crescente tra diritti formalmente riconosciuti e pratiche effettivamente applicate dalle grandi piattaforme. Al centro del contenzioso c’è Google e la gestione delle richieste di deindicizzazione previste dal diritto all’oblio. Secondo i ricorrenti, il processo sarebbe stato trasformato in una procedura standardizzata, incapace di valutare i singoli casi in modo sostanziale.

È in questo quadro che si inserisce la class action promossa dal professor Vincenzo Morabito, docente di economia e innovazione digitale, insieme all’associazione Algopolio, con l’obiettivo di riportare il diritto all’oblio dentro un perimetro di reale tutela giuridica e non di semplice adempimento formale.

Automatismi che producono danni reali

La causa evidenzia come il rigetto delle richieste di oblio possa avere conseguenze concrete e gravi sulle persone coinvolte: reputazione compromessa, opportunità lavorative perse, esposizione permanente a informazioni non più attuali o rilevanti. Secondo quanto riportato, l’assenza di un’analisi caso per caso trasformerebbe il diritto all’oblio in un esercizio burocratico, svuotato della sua funzione originaria di riequilibrio tra memoria digitale e dignità personale.

La class action promossa da Algopolio nasce proprio da qui: dal rifiuto di accettare che diritti individuali vengano gestiti come flussi automatici, senza responsabilità umana né trasparenza decisionale.

La memoria digitale come potere strutturale

Il punto più profondo sollevato dall’articolo riguarda il ruolo di Google come custode della memoria collettiva. Quando una piattaforma concentra su di sé la capacità di archiviare, indicizzare e rendere eternamente accessibili informazioni personali, esercita un potere che va ben oltre il servizio tecnologico.

Il diritto all’oblio nasce per limitare questa asimmetria. Se però la sua applicazione è demandata a sistemi opachi e standardizzati, il diritto perde efficacia e il potere della piattaforma si consolida. È questa la distorsione strutturale che la class action intende portare davanti al giudice.

Una battaglia che riguarda tutti

La causa pilota non è un episodio isolato, ma un precedente destinato ad avere effetti sistemici. Riguarda chiunque sia stato esposto a una memoria digitale permanente, non più proporzionata né contestualizzata. È una battaglia che parla di diritti fondamentali nell’era algoritmica: diritto alla reputazione, al lavoro, alla possibilità di non essere definiti per sempre da un dato del passato.

 
 
 

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