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L’Unione Europea indaga Google: quando l’AI diventa un problema di concorrenza

Fonte: Il Sole 24 Ore – «L’Ue indaga Google: alimenta l’AI Gemini in maniera sleale», dicembre 2025.

L’ipotesi di Bruxelles: l’AI addestrata con contenuti altrui

Secondo l’articolo del Sole 24 Ore, la Commissione europea ha avviato un’indagine formale su Google per verificare se lo sviluppo e l’alimentazione del sistema di intelligenza artificiale Gemini violino le norme antitrust europee. Il sospetto è che il colosso di Mountain View utilizzi contenuti editoriali e informativi prodotti da terzi per rafforzare i propri modelli di AI, senza un’adeguata compensazione economica e senza garantire condizioni eque agli operatori che quei contenuti li creano.

Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un passaggio cruciale: se confermata, l’accusa mostrerebbe come l’AI generativa possa diventare uno strumento di appropriazione sistemica del valore informativo prodotto da altri.

AI generativa e squilibrio strutturale del mercato

Il punto centrale dell’indagine non è l’innovazione in sé, ma la posizione dominante di chi controlla contemporaneamente infrastruttura, dati, distribuzione e output. Google non è solo un motore di ricerca, ma una piattaforma che intermedia l’accesso all’informazione globale. Se la stessa piattaforma utilizza contenuti editoriali per addestrare l’AI e poi restituisce risposte sintetiche che riducono il traffico verso le fonti originali, il rischio è quello di un circuito chiuso che penalizza editori, creatori e concorrenti.

In questo schema, l’AI non accelera la concorrenza: la comprime.

La replica di Google e il nodo dell’“ostacolo all’innovazione”

Google respinge le accuse sostenendo che limitare l’uso dei contenuti rallenterebbe lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e danneggerebbe l’ecosistema digitale. È una linea difensiva già vista: ogni tentativo di regolazione viene presentato come un freno al progresso.

Ma l’indagine europea solleva una questione più profonda: innovazione per chi? Se l’innovazione si costruisce trasferendo valore dai produttori di contenuti a una piattaforma dominante, il problema non è tecnologico, ma economico e democratico.

Dalla ricerca all’AI: il potere di ridefinire la conoscenza

Con l’AI generativa, il controllo non riguarda più solo la visibilità dei contenuti, ma la loro trasformazione. Gemini non si limita a indicizzare: rielabora, sintetizza, risponde. Questo spostamento cambia radicalmente il rapporto tra fonte e utente, perché la piattaforma diventa un intermediario cognitivo.

Quando una Big Tech decide come l’informazione viene ricombinata e restituita, esercita un potere culturale e politico che va ben oltre il mercato.

Perché questa indagine riguarda tutti

L’inchiesta su Google Gemini non è una disputa tra Bruxelles e una multinazionale. È un test sul futuro dell’economia digitale europea. In gioco ci sono:

  • la sostenibilità del lavoro editoriale e creativo,

  • la concorrenza nei mercati dell’AI,

  • la trasparenza sull’uso dei dati e dei contenuti,

  • il diritto dei cittadini a un ecosistema informativo pluralista.

Il ruolo di Algopolio: vigilare dove il potere si concentra

Algopolio nasce per leggere questi passaggi prima che diventino irreversibili. Quando una piattaforma accumula dati, infrastruttura, algoritmi e capacità di generare contenuti, il rischio non è solo economico, ma sistemico.

L’associazione interviene per:

analizzare i meccanismi di concentrazione algoritmica, supportare cittadini, editori e professionisti colpiti da pratiche opache, promuovere trasparenza e responsabilità nell’uso dell’AI, contrastare modelli di sviluppo che trasferiscono valore senza consenso.

L’indagine su Google Gemini è un segnale chiaro: l’era dell’AI richiede nuove regole e nuovi strumenti di tutela. Algopolio lavora perché l’intelligenza artificiale resti un progresso condiviso, non l’ennesima leva di dominio delle Big Tech.

 
 
 

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