L’Unione Europea indaga Google: quando l’AI diventa un problema di concorrenza
- Algopolio
- 21 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Fonte: Il Sole 24 Ore – «L’Ue indaga Google: alimenta l’AI Gemini in maniera sleale», dicembre 2025.
L’ipotesi di Bruxelles: l’AI addestrata con contenuti altrui
Secondo l’articolo del Sole 24 Ore, la Commissione europea ha avviato un’indagine formale su Google per verificare se lo sviluppo e l’alimentazione del sistema di intelligenza artificiale Gemini violino le norme antitrust europee. Il sospetto è che il colosso di Mountain View utilizzi contenuti editoriali e informativi prodotti da terzi per rafforzare i propri modelli di AI, senza un’adeguata compensazione economica e senza garantire condizioni eque agli operatori che quei contenuti li creano.
Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un passaggio cruciale: se confermata, l’accusa mostrerebbe come l’AI generativa possa diventare uno strumento di appropriazione sistemica del valore informativo prodotto da altri.
AI generativa e squilibrio strutturale del mercato
Il punto centrale dell’indagine non è l’innovazione in sé, ma la posizione dominante di chi controlla contemporaneamente infrastruttura, dati, distribuzione e output. Google non è solo un motore di ricerca, ma una piattaforma che intermedia l’accesso all’informazione globale. Se la stessa piattaforma utilizza contenuti editoriali per addestrare l’AI e poi restituisce risposte sintetiche che riducono il traffico verso le fonti originali, il rischio è quello di un circuito chiuso che penalizza editori, creatori e concorrenti.
In questo schema, l’AI non accelera la concorrenza: la comprime.
La replica di Google e il nodo dell’“ostacolo all’innovazione”
Google respinge le accuse sostenendo che limitare l’uso dei contenuti rallenterebbe lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e danneggerebbe l’ecosistema digitale. È una linea difensiva già vista: ogni tentativo di regolazione viene presentato come un freno al progresso.
Ma l’indagine europea solleva una questione più profonda: innovazione per chi? Se l’innovazione si costruisce trasferendo valore dai produttori di contenuti a una piattaforma dominante, il problema non è tecnologico, ma economico e democratico.
Dalla ricerca all’AI: il potere di ridefinire la conoscenza
Con l’AI generativa, il controllo non riguarda più solo la visibilità dei contenuti, ma la loro trasformazione. Gemini non si limita a indicizzare: rielabora, sintetizza, risponde. Questo spostamento cambia radicalmente il rapporto tra fonte e utente, perché la piattaforma diventa un intermediario cognitivo.
Quando una Big Tech decide come l’informazione viene ricombinata e restituita, esercita un potere culturale e politico che va ben oltre il mercato.
Perché questa indagine riguarda tutti
L’inchiesta su Google Gemini non è una disputa tra Bruxelles e una multinazionale. È un test sul futuro dell’economia digitale europea. In gioco ci sono:
la sostenibilità del lavoro editoriale e creativo,
la concorrenza nei mercati dell’AI,
la trasparenza sull’uso dei dati e dei contenuti,
il diritto dei cittadini a un ecosistema informativo pluralista.
Il ruolo di Algopolio: vigilare dove il potere si concentra
Algopolio nasce per leggere questi passaggi prima che diventino irreversibili. Quando una piattaforma accumula dati, infrastruttura, algoritmi e capacità di generare contenuti, il rischio non è solo economico, ma sistemico.
L’associazione interviene per:
analizzare i meccanismi di concentrazione algoritmica, supportare cittadini, editori e professionisti colpiti da pratiche opache, promuovere trasparenza e responsabilità nell’uso dell’AI, contrastare modelli di sviluppo che trasferiscono valore senza consenso.
L’indagine su Google Gemini è un segnale chiaro: l’era dell’AI richiede nuove regole e nuovi strumenti di tutela. Algopolio lavora perché l’intelligenza artificiale resti un progresso condiviso, non l’ennesima leva di dominio delle Big Tech.

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