L’Anticristo nella tecnologia: il lato teologico del potere digitale
- Algopolio
- 3 nov
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Fonte: Corriere della Sera – L’Anticristo nella tecnologia di Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone, 3 novembre 2025
La nuova ideologia della Silicon Valley
Nel loro intervento pubblicato sul Corriere della Sera, Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone analizzano una trasformazione culturale profonda all’interno della Silicon Valley: la fine del mito tecnocratico del progresso e la rinascita di un immaginario quasi religioso attorno alla tecnologia. Dopo decenni di retorica laica e ingegneristica, l’industria digitale sembra riscoprire una dimensione mistica del proprio potere, incarnata dalle visioni escatologiche di figure come Peter Thiel (fondatore di Palantir e investitore di lungo corso in AI e biotecnologie) e Alexander Karp, suo alleato e CEO della stessa azienda. Entrambi si rifanno al pensiero del filosofo René Girard, che interpretava la violenza e il sacrificio come forze originarie della civiltà. Nella loro prospettiva, la tecnologia diventa oggi lo strumento attraverso cui l’umanità tenta di trascendere se stessa, sostituendo Dio con l’algoritmo.
Il mito dell’Anticristo digitale
Thiel, citato nel testo, arriva a definire l’Anticristo come una presenza già tra noi, identificandolo non in un’entità religiosa ma nel paradigma tecnologico stesso: la pretesa dell’uomo di farsi onnisciente e onnipotente attraverso i dati. Un concetto che risuona fortemente con la missione di Algopolio: smascherare il potere spirituale che le Big Tech esercitano nella nostra quotidianità, camuffato sotto la promessa di efficienza e connettività. La “sovranità algoritmica” descritta da Gaggi in un altro recente editoriale del Corriere trova qui la sua radice simbolica: la sostituzione della libertà con l’automazione, della scelta morale con la predizione statistica. Come scrivono Benanti e Maffettone, “il fatto che non ce ne rendiamo conto è un segno della sua presenza”. L’Anticristo, dunque, non è una figura metafisica ma il volto stesso dell’intelligenza artificiale quando diventa potere totalizzante, non più mezzo ma fine.
Dal progresso alla fede tecnologica
L’articolo sottolinea come la Silicon Valley, abbandonata la sua cultura originaria nerd e libertaria, stia assumendo tratti quasi religiosi e apocalittici. La nuova élite digitale non sogna più l’innovazione come strumento di emancipazione, ma come progetto escatologico: un’umanità potenziata, algoritmica, capace di vincere la morte e riscrivere la creazione. È il ritorno di un pensiero “teologico tecnologico”, che fa della potenza computazionale una forma di redenzione. Un pensiero che, se non interrogato criticamente, rischia di diventare il fondamento ideologico della sorveglianza, della manipolazione dei dati e della disuguaglianza cognitiva che separa chi progetta gli algoritmi da chi li subisce.
La deriva etica del tecno-potere
Benanti e Maffettone avvertono: la “teologia della tecnologia” che sta emergendo negli ambienti della Silicon Valley non è più neutrale. Come ogni ideologia, essa pretende di definire il bene e il male, ciò che va preservato e ciò che può essere sacrificato in nome dell’efficienza. La promessa di un mondo salvato dai dati — dalle malattie, dall’incertezza, dalla mortalità — nasconde una nuova forma di potere assoluto, fondato non sulla forza ma sull’accesso all’informazione. Nel linguaggio di Algopolio, è il passaggio dal capitalismo digitale al capitalismo teologico, in cui l’algoritmo diventa giudice, arbitro e profeta. La tecnologia, spogliata del suo spirito umanistico, assume i tratti di un culto: non più strumento di conoscenza, ma dogma da accettare senza discussione.
Riscoprire l’etica dell’incertezza
Il post si chiude con una riflessione: la libertà non nasce dalla previsione perfetta, ma dalla possibilità dell’imprevisto. Contrastare il dominio delle Big Tech significa oggi difendere il diritto all’errore, al silenzio, alla memoria imperfetta. L’umanità non ha bisogno di un dio algoritmico, ma di una tecnologia che accetti i propri limiti e riconosca la centralità dell’essere umano. Come scrivono Benanti e Maffettone, “la vera rivoluzione non è quella che conquista il cielo, ma quella che restituisce valore alla fragilità della terra”. Un messaggio che riecheggia pienamente nella visione di Algopolio: trasformare la consapevolezza digitale in una forma di resistenza etica contro l’idolatria tecnologica del nostro tempo.


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