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L'algoritmo unico della cultura pop mondiale

Fonte: la Repubblica – «Nasce il nuovo soft power: un algoritmo unico per la cultura pop globale», 6 dicembre 2025

Il nuovo colosso dell’intrattenimento e il rischio di una cultura algoritmica centralizzata

Secondo la Repubblica, il 2025 segna una svolta storica: Netflix ha acquisito parte significativa del catalogo Warner Bros Discovery, inglobando universi narrativi come Harry Potter, Il Trono di Spade, Batman, Matrix. La fusione crea una massa critica mai vista prima: un archivio globale di contenuti e un unico algoritmo capace di modellare gusti, immaginario e consumi culturali di miliardi di persone.

Il punto non è solo commerciale. L’articolo sottolinea come questo passo ridisegni i rapporti di forza dell’industria culturale mondiale: per la prima volta, un algoritmo privato può diventare la lente attraverso cui il mondo intero vede — e desidera — la propria cultura pop.

Soft power digitale: quando un algoritmo diventa un’arma geopolitica

Hollywood ha sempre prodotto sogni, ma ora il suo potere è computazionale. L’unione tra Netflix e Warner crea un soft power algoritmico:

  • un sistema che decide cosa è visibile e cosa scompare,

  • quali generi vanno rilanciati e quali vengono abbandonati,

  • quali produzioni ricevono spazio europeo, africano, asiatico, latinoamericano,

  • quali storie diventano “globali” e quali restano marginali.

Non si tratta più di esportare film, ma modelli di mondo. E quando questi modelli dipendono da un unico operatore, il rischio di concentrazione culturale è evidente.

Creatività sotto pressione: le conseguenze per produttori, artisti e pubblico

Nell’intervista inclusa nell’articolo, il produttore Benedetto Habib parla di un futuro difficile per gli indipendenti: l’algoritmo di una piattaforma dominante tende a premiare i contenuti più uniformi, adatti a un pubblico globale, penalizzando sperimentazione, diversità e lingue minoritarie.

Per il pubblico, questo significa che:

  • le narrazioni si omologano,

  • l’offerta si restringe intorno ai gusti dominanti,

  • la creatività locale rischia di evaporare.

L’algoritmo, da strumento, diventa filtro culturale.

Perché questo riguarda i diritti digitali: la cultura come infrastruttura essenziale

L’articolo non parla esplicitamente di diritti, ma la posta in gioco è chiara: quando poche piattaforme controllano l’accesso alla cultura, controllano anche le forme dell’immaginazione collettiva.

È un tema che Algopolio riconosce come cruciale:

  • chi controlla gli algoritmi controlla la visibilità delle opere;

  • chi controlla i cataloghi controlla quali storie vengono raccontate;

  • chi controlla i dati degli utenti decide cosa diventa “di successo”.

Questa concentrazione non è solo economica: è epistemica.

Il ruolo di Algopolio: difendere pluralismo e autonomia nell’era dell’intrattenimento algoritmico

Algopolio lavora affinché il potere delle piattaforme non si traduca in una perdita di libertà culturale. Perché la cultura non è un catalogo da ottimizzare: è lo spazio dove una società immagina se stessa. E nessun algoritmo dovrebbe decidere da solo chi siamo e cosa sogniamo.

 
 
 

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