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Isaac e il lato buono della tecnologia

Fonte: Corriere della Sera – Francesco Bertolino, «La startup Isaac, tech anti-sisma che piace a Piano», 10 gennaio 2026.

Un’innovazione che parte dal rischio reale

In un ecosistema tecnologico dominato da estrazione dei dati e concentrazione del potere, la storia della startup Isaac racconta un’alternativa concreta. Non una tecnologia che cattura attenzione o monetizza comportamenti, ma un sistema pensato per ridurre il rischio fisico e proteggere vite umane.

Tecnologia come infrastruttura civile

Il sistema antisismico sviluppato da Isaac — basato su sensori e masse in grado di assorbire le scosse — nasce per rendere più sicuri edifici pubblici come scuole, ospedali e monumenti storici, senza interventi invasivi. Qui la tecnologia non sostituisce l’umano, ma ne riconosce la vulnerabilità e la tutela.

Il valore politico delle alleanze

Il dato più significativo non è solo la crescita economica della startup, ma il tipo di relazioni che costruisce: università, enti pubblici, architettura, territorio. L’interesse di Renzo Piano non è un semplice riconoscimento simbolico, ma il segnale di una tecnologia che dialoga con la responsabilità progettuale e con il bene comune.

Un modello opposto all’estrazione

Isaac non crea dipendenza, non accumula dati personali, non fonda il proprio valore sull’opacità algoritmica. È una tecnologia che aumenta resilienza senza produrre nuove asimmetrie, dimostrando che innovare non significa necessariamente centralizzare, sorvegliare o rendere opaco.

Difendere l’umano come criterio di scelta

Per Algopolio, casi come questo sono fondamentali perché mostrano che il problema non è la tecnologia, ma il modello che la governa. Un’innovazione orientata al bene pubblico non teme le regole: le riconosce come parte della propria legittimità. Difendere l’umano significa anche saper distinguere — e scegliere — quali tecnologie meritano di essere sostenute.

 
 
 

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