Intelligenza artificiale e piattaforme: il contratto come nuovo terreno di scontro
- Algopolio
- 30 dic 2025
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Fonte: Il Sole 24 Ore – «Intelligenza artificiale, intervento del Mic sulle clausole delle piattaforme», 17 dicembre 2025.
Quando l’AI entra nei contratti, non è più solo una questione tecnologica
L’articolo del Sole 24 Ore segnala un passaggio rilevante: il Ministero della Cultura interviene sulle clausole contrattuali proposte dalle grandi piattaforme dello streaming e dell’audiovisivo in materia di utilizzo dell’intelligenza artificiale. Non si tratta di un dibattito astratto sull’innovazione, ma di una questione concreta di potere contrattuale, che riguarda chi decide come, quando e a quali condizioni l’AI può essere utilizzata nei processi creativi.
Il punto di partenza è chiaro: alcune clausole, formalmente accettabili, aprirebbero in realtà la strada a un uso estensivo e poco controllabile dei contenuti creativi da parte delle piattaforme, a danno degli autori.
Il rischio dei “paletti invisibili”
Il sottosegretario Lucia Borgonzoni parla esplicitamente di “paletti insidiosi”: passaggi contrattuali che, sotto una prima lettura neutra, possono legittimare lo sfruttamento dei contenuti tramite sistemi di intelligenza artificiale senza un consenso realmente informato. È un punto cruciale, perché sposta il problema dal piano tecnologico a quello giuridico: l’AI diventa una leva che ridefinisce i rapporti di forza tra piattaforme globali e singoli autori.
In questo scenario, il contratto non è più uno strumento di equilibrio, ma il luogo in cui si cristallizza l’asimmetria.
Chi controlla l’AI controlla il processo creativo
L’intervento del Mic insiste su un principio fondamentale: il processo creativo deve restare sotto il controllo degli autori. L’uso di strumenti di intelligenza artificiale può essere legittimo, ma solo se rimane una scelta guidata, reversibile e consapevole. In caso contrario, il rischio è quello di una progressiva espropriazione: l’AI non come supporto, ma come meccanismo di estrazione di valore dai contenuti.
Il nodo non è vietare l’AI, ma impedire che venga normalizzata una cessione implicita dei diritti attraverso formule contrattuali standardizzate.
Dall’audiovisivo al digitale: un problema sistemico
Il settore audiovisivo è solo il primo fronte. Le stesse dinamiche sono già visibili in altri ambiti digitali: informazione, piattaforme social, motori di ricerca, servizi cloud. Quando l’intelligenza artificiale entra nei contratti senza regole chiare, il rischio è sempre lo stesso: trasformare l’innovazione in una redistribuzione opaca del potere, a vantaggio di pochi attori dominanti.
L’attenzione del Mic segnala che il tema non è più rinviabile e che la governance dell’AI passa anche — e soprattutto — dai testi contrattuali.
Perché questo riguarda Algopolio
Algopolio lavora esattamente su questo confine: quello tra tecnologia, diritto e squilibrio di potere. Difendere gli autori oggi significa difendere un principio più ampio: che l’intelligenza artificiale non diventi uno strumento per aggirare tutele, comprimere diritti o svuotare la responsabilità decisionale.
L’AI non è neutra quando viene inserita nei contratti. E quando le regole sono scritte da chi controlla le piattaforme, la vigilanza pubblica e collettiva non è un ostacolo all’innovazione: è una condizione di giustizia.

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