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Il nuovo fronte del potere digitale

Fonte: Corriere della Sera – «AI su WhatsApp, la Ue accusa Meta. Metaverso, il flop di Zuckerberg», 5 dicembre 2025

Meta, WhatsApp e il sospetto di un monopolio sull’AI conversazionale

L’articolo del Corriere racconta l’ennesimo capitolo dello scontro tra Meta e le autorità europee. Dopo l’arrivo di Meta AI anche su WhatsApp, Bruxelles sospetta che l’azienda stia sfruttando la propria posizione dominante per imporre il suo chatbot integrato e ostacolare qualsiasi soluzione concorrente.

Secondo la Commissione, le nuove condizioni contrattuali di WhatsApp Business Solution vietano – di fatto o di diritto – ai fornitori esterni di servizi basati su intelligenza artificiale di competere sul mercato della messaggistica. Se confermato, questo comportamento creerebbe una barriera strutturale che permetterebbe a Meta di controllare:

  • il canale (WhatsApp),

  • lo strumento (Meta AI),

  • e l’infrastruttura di accesso per aziende e utenti.

Una combinazione che, per l’UE, potrebbe costituire un abuso di posizione dominante volto a monopolizzare il settore emergente dell’AI conversazionale.

Un'AI non disattivabile: il problema dell’integrazione forzata

Un elemento cruciale dell’accusa riguarda il fatto che Meta AI sia stata introdotta in WhatsApp come funzione non disattivabile o disattivabile solo in parte, incidendo direttamente sull’esperienza degli utenti. La Commissione teme che questo modello:

  • limiti la libertà di scelta,

  • crei dipendenza da un unico ecosistema,

  • e impedisca lo sviluppo di soluzioni alternative.

La logica è quella già vista in altri procedimenti antitrust: quando una piattaforma diventa troppo grande, ogni integrazione tecnica assume un significato politico ed economico. Non è più solo una funzionalità: è un atto di potere infrastrutturale.

Il metaverso in crisi e lo spostamento della strategia di Meta

Parallelamente, l’articolo ricorda il flop del progetto metaverso, costato a Meta miliardi di investimenti e ora destinato a ridimensionarsi drasticamente. Secondo analisti e fonti finanziarie, l’azienda starebbe spostando la propria priorità dall’“internet immersivo” all’intelligenza artificiale integrata nelle piattaforme social e di messaggistica.

Il rischio, evidenziato dalle istituzioni europee, è che questa “riconversione strategica” si traduca in una corsa ad occupare tutti gli spazi disponibili nel mercato dell’AI, usando l’enorme base utenti di WhatsApp come leva anticoncorrenziale.

Quando una piattaforma diventa troppo grande per essere neutrale

Il punto centrale – che emerge chiaramente dal caso Meta – riguarda la natura stessa delle piattaforme digitali. WhatsApp, con oltre due miliardi di utenti, non è più un semplice servizio di messaggistica: è un’infrastruttura sociale globale. Ogni modifica introdotta al suo interno ha effetti sistemici:

  • ridisegna l’ecosistema dei servizi digitali,

  • condiziona la concorrenza,

  • orienta abitudini comunicative,

  • e determina quali innovazioni potranno emergere e quali verranno soffocate.

Quando l’infrastruttura è privata ma la sua funzione è pubblica, la regolazione diventa inevitabile.

Perché questo riguarda i cittadini e come interviene Algopolio

L’ingresso forzato di Meta AI in WhatsApp non è solo una questione di concorrenza: incide sul modo in cui gli utenti interagiscono, condividono informazioni e costruiscono la propria identità digitale.

I rischi principali per le persone sono:

  • perdita di controllo sulle tecnologie che usano ogni giorno,

  • esposizione a sistemi di AI non trasparenti,

  • impossibilità di scegliere alternative equivalenti,

  • profilazione sempre più pervasiva.

Algopolio si occupa esattamente di queste zone grigie del potere digitale:

  • fornendo supporto a utenti e aziende che subiscono comportamenti scorretti da piattaforme dominanti,

  • monitorando i rischi di abuso infrastrutturale delle Big Tech,

  • promuovendo modelli di tutela e trasparenza nelle tecnologie conversazionali,

  • difendendo il diritto degli utenti a un ecosistema digitale pluralista e competitivo.

Se qualcuno ritiene di aver subito danni, pressioni o limitazioni derivanti dall’uso di WhatsApp o di altri servizi Meta, Algopolio può analizzare il caso, offrire strumenti di tutela e valutare anche iniziative collettive.

Perché il potere digitale non deve essere subito: deve essere compreso, regolato e – quando necessario – contestato.

 
 
 

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