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Il governo di Trump contro le Big Tech: il tema dell'AI

Fonte: Corriere della Sera – «Maga contro Big Tech. L’ultima crepa è l’AI», 26 novembre 2025.

La frattura interna al trumpismo: quando la tecnologia diventa campo di battaglia

L’articolo di Massimo Gaggi descrive una crepa significativa dentro il mondo Maga: una crescente diffidenza verso i grandi miliardari della Silicon Valley, in particolare verso chi oggi domina la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale. In origine, il trumpismo aveva accolto con favore gli imprenditori digitali più aggressivi, simboli di autonomia e rottura dei vecchi assetti politici. Ma la situazione sta cambiando. Il movimento guarda con sospetto alla concentrazione del potere nelle mani di poche Big Tech, percepite come arbitri non solo dell’informazione, ma anche della prossima transizione economica globale.

L’AI come fattore destabilizzante nel discorso politico americano

La questione dell’AI ha accelerato tensioni latenti. Secondo Gaggi, una parte della destra populista vede nell’intelligenza artificiale un rischio di centralizzazione estrema del potere economico, e al tempo stesso uno strumento capace di ridurre lavoro umano, marginalizzare interi settori produttivi e creare nuove dipendenze tecnologiche. Musk stesso — figura ambivalente all’interno dell’ecosistema conservatore — alimenta il dibattito sostenendo che la rivoluzione dell’AI potrebbe rendere il lavoro “irrilevante”, lasciando alla società solo una funzione di gestione o intrattenimento.

Se queste affermazioni contribuiscono al mito dell’innovazione illimitata, dall’altra parte esasperano la paura di una sostituzione sistemica del lavoro umano. Ed è proprio questo timore che incrina il rapporto tra base Maga e Big Tech: un dualismo tra “progresso” e “sopravvivenza sociale” che diventa sempre più difficile da conciliare.

I nuovi fronti geopolitici: sovranità tecnologica e controllo dei dati

Nell’articolo emerge un altro nodo decisivo: la tensione crescente tra le Big Tech e gli Stati federali, soprattutto gli Stati “rossi”, che rivendicano maggior autonomia rispetto alle politiche digitali di Washington. Le piattaforme — tra cui quelle impegnate nello sviluppo dell’AI — esercitano un’influenza che travalica gli equilibri politici tradizionali. È un fenomeno che altera il rapporto tra governo federale e Stati, trasferendo parte del potere decisionale verso infrastrutture private e globali.

Il trumpismo, forte della sua narrativa anti-élite, sta trasformando questa dinamica in un argine culturale e politico. Non si tratta solo di ideologia: negli Stati Uniti è sempre più forte il confronto tra sovranità territoriale e sovranità digitale. E in mezzo, le Big Tech, divenute arbitri involontari di equilibri istituzionali.

La parabola politica di Musk e il dilemma della destra tecnologica

Musk, pur essendo idolatrato per la sua immagine di imprenditore ribelle, si trova ora nella posizione ambigua di essere contemporaneamente simbolo dell’innovazione e incarnazione del potere tecnologico che Maga diffida. L’investimento nei data center, l’influenza su infrastrutture critiche come reti satellitari e sistemi AI, e la capacità di orientare il mercato globale rendono qualunque sua decisione carica di conseguenze politiche. Il risultato è un conflitto interno: la destra radicale vuole la disintermediazione, ma teme la dipendenza tecnologica; vuole la libertà dalle istituzioni federali, ma diffida del potere privato che sostituisce quello pubblico.

La dimensione democratica del problema: quando l’innovazione divide, non unisce

Il quadro delineato dal Corriere mostra una dinamica che va oltre il politico: la vera frattura è culturale. La società americana è divisa tra chi vede l’AI come opportunità e chi la percepisce come minaccia esistenziale alla propria stabilità. La tecnologia, lungi dall’essere forza unificante, si trasforma in catalizzatore di conflitti identitari. E quando la polarizzazione politica entra nei sistemi informativi governati dalle Big Tech, si crea un circolo vizioso: le piattaforme diventano parte del conflitto, e il conflitto rafforza il loro potere.

Il significato per Algopolio: rendere comprensibile il potere digitale, difendere i diritti degli utenti

Questo scenario conferma una verità fondamentale: la tecnologia non è mai neutrale. Le piattaforme e i loro modelli di AI incidono sulla qualità della democrazia, influenzano il dibattito pubblico, modellano relazioni sociali e distribuiscono opportunità economiche in modo opaco. In Italia, come negli Stati Uniti, cittadini e imprese si trovano spesso disarmati davanti a dinamiche digitali che non comprendono appieno.

È qui che Algopolio interviene. L’associazione si impegna a:

  • decodificare il potere tecnologico e renderlo comprensibile;

  • difendere cittadini e imprese da abusi, discriminazioni algoritmiche e asimmetrie di informazione;

  • supportare chi subisce danni da piattaforme, incluso chi si confronta con modelli AI non trasparenti;

  • promuovere una cultura digitale che protegga diritti, autonomia e partecipazione informata.

Se chi legge avverte di essere schiacciato da un potere tecnologico che non sa come affrontare — sia esso legato ad algoritmi, AI, visibilità online o abuso di posizione dominante — Algopolio è uno spazio di tutela, ascolto e azione concreta. Perché l’innovazione non può essere lasciata nelle mani di pochi, e la democrazia deve tornare a governare ciò che oggi la governa.

 
 
 

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