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Il diritto di accedere agli algoritmi pubblici

Fonte: Il Sole 24 Ore – «Diritto di accesso al codice algoritmo che assegna i bonus», 9 dicembre 2025

L’algoritmo come atto amministrativo: la decisione che cambia le regole del gioco

La sentenza del Tribunal Supremo spagnolo del settembre 2025 segna un passo storico: i cittadini hanno il diritto di accedere al codice sorgente degli algoritmi che decidono l’erogazione di bonus, sussidi e prestazioni pubbliche. Il caso riguardava l’algoritmo Bosco, utilizzato per gestire l’accesso al “bono social eléctrico”. Il giudice ha stabilito che, pur essendo un software, Bosco svolge una funzione decisoria sostanziale e per questo deve essere trasparente come un atto amministrativo.

È un principio rivoluzionario: quando un algoritmo decide per lo Stato, i cittadini devono poter capire come quella decisione è stata prodotta.

Algoritmi opachi = diritti deboli

La Corte ha chiarito che non basta conoscere il risultato dell’algoritmo, serve poter verificare i criteri, i parametri e la logica su cui si basa e l’opacità informatica non può limitare la capacità del cittadino di controllare l’azione amministrativa.

Il software pubblico non è un “segreto industriale”: è un’infrastruttura di democrazia. Se un algoritmo stabilisce chi è vulnerabile, chi ha diritto a un sostegno o chi viene escluso, quel processo non può essere una scatola nera.

La trasparenza algoritmica non è un optional tecnico: è una condizione necessaria affinché i diritti sociali e amministrativi siano effettivamente esigibili.

La portata costituzionale del diritto di accesso

Secondo il Sole 24 Ore, la sentenza attribuisce al diritto di accedere agli algoritmi un rango costituzionale, collegandolo ai principi di:

  • eguaglianza,

  • imparzialità,

  • controllo democratico,

  • buona amministrazione.

L’accesso al codice è quindi considerato parte integrante della capacità dei cittadini di controllare gli effetti dell’automazione, soprattutto nei contesti più delicati: welfare, sanità, scuola, fiscalità.

L’algoritmo entra così nell’orizzonte dei diritti fondamentali: non solo perché decide su bisogni essenziali, ma perché la sua opacità può produrre discriminazioni invisibili.

Un precedente che riguarda tutta l’Europa

La sentenza spagnola ha un significato che va oltre i confini nazionali. La sfida è chiara: se l’Unione Europea pretende trasparenza da parte delle Big Tech, deve promuovere gli stessi standard nei propri sistemi decisionali.

Oggi in Europa migliaia di procedure pubbliche si basano su algoritmi, di conseguenza la decisione spagnola indica una via: l’opacità non è compatibile con lo Stato di diritto digitale.

Il significato per Algopolio: il controllo degli algoritmi è un diritto democratico

Questo caso parla direttamente alla missione di Algopolio: difendere i cittadini dagli effetti di sistemi automatizzati che influenzano libertà, welfare, lavoro, credito, istruzione, reputazione. Quando un algoritmo decide al posto dello Stato, trasparenza e controllo non sono negoziabili: sono diritti democratici di cui ogni persona deve poter disporre. Algopolio continuerà a lavorare affinché queste garanzie vengano estese ovunque: nelle amministrazioni pubbliche, nei tribunali, nel welfare digitale e in ogni ambito in cui l’AI esercita potere reale sulle vite delle persone.

 
 
 

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