Google paga il Texas: accordo da 350 milioni per chiudere due cause sulla privacy
- Algopolio
- 21 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 3 nov
Fonte: Il Post – Google pagherà il Texas per chiudere due cause sulla privacy, 10 maggio 2025.
Un nuovo accordo milionario per le violazioni della privacy negli Stati Uniti
Come riportato da Il Post, Google ha accettato di pagare 350 milioni di dollari allo Stato del Texas per chiudere due cause intentate per violazioni delle leggi sulla privacy e sulla biometria. L’accordo arriva dopo un contenzioso durato quasi tre anni e rappresenta uno dei più consistenti risarcimenti mai pagati da un’azienda tecnologica a un singolo Stato americano per violazione della riservatezza dei cittadini. Secondo l’ufficio del procuratore generale texano, Google avrebbe raccolto e conservato dati biometrici e vocali degli utenti senza il loro consenso esplicito, violando il Texas Biometric Privacy Act del 2009.
Le accuse: dati biometrici e vocali raccolti senza consenso
Le due cause riguardavano in particolare i servizi Google Photos, Assistant e Face Grouping, che avrebbero memorizzato caratteristiche facciali e impronte vocali degli utenti per migliorare gli algoritmi di riconoscimento e personalizzazione. Il procuratore generale Ken Paxton, autore dell’azione legale, ha affermato che l’azienda “ha usato i dati biometrici dei texani per trarne profitto commerciale, senza trasparenza e senza rispettare la legge”. Il Texas è uno dei pochi Stati americani, insieme a Illinois e Washington, ad aver introdotto leggi specifiche sulla protezione dei dati biometrici, molto più restrittive rispetto alla normativa federale.
Il contesto delle sanzioni e i precedenti di Google
Questo non è il primo caso in cui Google si trova al centro di controversie legate alla privacy. Nel 2022 l’azienda aveva già pagato 100 milioni di dollari per risolvere una causa simile nello Stato dell’Illinois, accusata di violare il Biometric Information Privacy Act (BIPA). L’articolo evidenzia come queste azioni legali facciano parte di una più ampia campagna condotta da diversi Stati americani per contrastare la raccolta occulta di dati biometrici, sempre più utilizzati per scopi pubblicitari e di profilazione. Negli ultimi cinque anni, gli Stati Uniti hanno visto crescere in modo esponenziale le class action contro Big Tech su temi di tracciamento e riconoscimento facciale.
Le dichiarazioni ufficiali e la linea difensiva di Google
Google, pur accettando l’accordo economico, ha ribadito di “non aver violato intenzionalmente la legge” e di aver “sempre informato gli utenti sull’uso dei propri dati biometrici nei limiti consentiti”. Un portavoce del gruppo ha dichiarato che “l’intesa raggiunta con il Texas consente di chiudere un lungo contenzioso e di proseguire sulla strada della trasparenza e della responsabilità”. Tuttavia, l’accordo non elimina la possibilità di ulteriori indagini da parte di altri Stati, né preclude cause collettive promosse da cittadini o associazioni.
Il significato dell’accordo e il futuro della regolazione dei dati biometrici
L’accordo con il Texas rappresenta un segnale forte per tutto il settore tecnologico. Gli Stati americani stanno dimostrando una crescente volontà di difendere la privacy dei cittadini a livello locale, colmando il vuoto legislativo lasciato dal Congresso federale .Il caso Google evidenzia come i dati biometrici – considerati la “frontiera più sensibile della privacy” – siano ormai diventati oggetto di una nuova generazione di contenziosi che ridefiniscono i confini tra innovazione e sorveglianza. La multa da 350 milioni, conclude Il Post, “non è solo una sanzione economica, ma un messaggio politico” verso le Big Tech: la raccolta dei dati non può essere illimitata, e la protezione dell’identità digitale è destinata a diventare il nuovo terreno di scontro tra aziende, cittadini e governi.


Commenti