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Google abbandona i domini locali: cosa cambia per la net neutrality e per la rete in Italia

Aggiornamento: 3 nov

AssoDigitale – Abbandono domini locali Google: impatto sulla net neutrality e futuro della rete in Italia, settembre 2024

Il cambio di strategia: addio ai domini nazionali

Come riportato da AssoDigitale, Google ha progressivamente abbandonato l’uso dei domini locali nazionali (come google.it, google.fr, google.de) per convogliare tutto il traffico globale sul dominio principale google.com. La scelta, apparentemente tecnica, rappresenta in realtà un cambiamento strategico profondo che potrebbe alterare gli equilibri della neutralità della rete e ridurre l’autonomia dei sistemi digitali nazionali. Fino al 2017, le ricerche effettuate da un dominio locale restituivano risultati calibrati sul Paese d’origine; oggi, invece, Google determina automaticamente la geolocalizzazione tramite l’indirizzo IP, uniformando l’esperienza di ricerca a livello mondiale.

Unificazione globale o perdita di sovranità digitale?

La decisione di accentrare la gestione delle ricerche ha suscitato numerose perplessità. Secondo gli esperti intervistati da AssoDigitale, il passaggio a un’unica infrastruttura comporta un rischio concreto di omologazione informativa: i risultati sono sempre più guidati da algoritmi globali e sempre meno influenzati dalle peculiarità linguistiche e culturali dei singoli Paesi. Il venir meno dei domini locali riduce inoltre la responsabilità giuridica di Google nei confronti delle normative nazionali, spostando l’intero ecosistema informativo sotto l’ombrello del diritto statunitense. Come sottolinea l’articolo, questa trasformazione “potrebbe indebolire la sovranità digitale europea” e aprire una nuova stagione di conflitti regolatori con Bruxelles.

Gli effetti sulla net neutrality e sul mercato digitale

L’uniformazione delle ricerche potrebbe avere implicazioni dirette anche sulla net neutrality, principio secondo cui tutti i dati devono essere trattati allo stesso modo. Secondo AssoDigitale, centralizzare i risultati in un’unica piattaforma rende più difficile il controllo democratico sugli algoritmi di ranking e accentua il potere decisionale di Google nella selezione delle informazioni. In Italia, l’effetto immediato è la perdita di visibilità per molte testate giornalistiche locali e piccole imprese, che vedono ridursi la loro capacità di emergere nei risultati di ricerca a causa di parametri globali sempre meno adattati al contesto linguistico nazionale.

Le reazioni delle istituzioni e degli operatori del settore

La mossa di Google non è passata inosservata né a livello europeo né italiano. La Commissione europea ha già avviato una valutazione preliminare per verificare se la nuova architettura violi le regole sulla concorrenza e sull’equità digitale, mentre l’AGCOM ha espresso preoccupazione per il possibile impatto sul pluralismo informativo. Associazioni come la Coalizione per la Neutralità della Rete e l’Hermes Center hanno chiesto maggiore trasparenza sugli algoritmi di posizionamento e una valutazione d’impatto pubblico sulla nuova infrastruttura dei domini.

Verso una rete globale senza confini o senza identità?

Il dibattito aperto da AssoDigitale tocca il cuore del rapporto tra tecnologia e sovranità. La scomparsa dei domini locali non è solo un tema tecnico, ma un segnale della concentrazione crescente del potere informativo nelle mani di pochi attori globali. Se da un lato Google punta a garantire un’esperienza di ricerca “coerente e universale”, dall’altro questo modello rischia di cancellare le diversità culturali e di ridurre la pluralità dei punti di vista. Il futuro della rete – conclude l’articolo – dipenderà dalla capacità dei Paesi europei di difendere la propria autonomia digitale, bilanciando innovazione e tutela dei diritti informativi dei cittadini.

 
 
 

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