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Gli architetti del controllo

Fonte: Corriere della Sera – Paolo Benanti, Sebastiano Maffettone, «Gli architetti del controllo», 20 dicembre 2025.

Dalla sorveglianza dei corpi alla gestione delle coscienze

L’articolo di Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone coglie un passaggio cruciale: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento tecnico, ma una nuova architettura del potere. Non governa i corpi come le discipline novecentesche, ma entra nelle menti, nelle emozioni, nelle decisioni. È qui che il controllo cambia forma: invisibile, continuo, normalizzato.

La copertina di Time dedicata agli “architetti dell’AI” non è un dettaglio simbolico, ma il segnale di una mutazione già avvenuta. I nuovi centri di influenza non sono istituzionali, ma privati; non rispondono a un mandato democratico, ma a logiche di mercato e di ottimizzazione.

Persuasione algoritmica e potere politico

Il punto più inquietante non è l’ipotesi lontana di una super-intelligenza, ma la combinazione già operativa tra sistemi di raccomandazione, profilazione emotiva e decisioni politiche. La capacità di orientare desideri, scelte di consumo e consenso precede qualsiasi AGI. È una persuasione automatizzata, scalabile, opaca.

In questo scenario, l’AI diventa infrastruttura cognitiva della società. Chi la progetta decide implicitamente cosa è rilevante, cosa è visibile, cosa è vero. Il rischio non è la perdita di controllo improvvisa, ma l’assuefazione progressiva a un mondo deciso altrove.

Etica come conflitto, non come ornamento

Benanti e Maffettone indicano una direzione netta: l’etica dell’intelligenza artificiale non può ridursi a linee guida o codici volontari. È una questione di potere, e come tale richiede conflitto politico, regolazione, responsabilità.

Per Algopolio, questo significa rifiutare la narrazione neutrale della tecnologia. L’innovazione non è mai neutra: riflette sempre un’idea di società. Governarla è l’unico modo per evitare che l’AI diventi il linguaggio invisibile di una nuova forma di dominio.

 
 
 

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