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Diritto all’oblio, la Cassazione ribalta Google: le notizie superate devono essere rimosse

Aggiornamento: 3 nov

Fonte: Il Mattino – Diritto all’oblio, Cassazione ribalta Google: notizie superate vanno rimosse, ottobre 2024.

Una sentenza storica per la tutela della reputazione online

Con una decisione destinata a fare giurisprudenza, la Corte di Cassazione italiana ha stabilito che Google è obbligato a rimuovere dai risultati di ricerca le notizie non più attuali, quando queste ledono la reputazione di un individuo e non rispondono più a un interesse pubblico concreto. Come riportato da Il Mattino, la Suprema Corte ha ribaltato il precedente orientamento che concedeva maggiore libertà alla piattaforma nella valutazione dei casi di diritto all’oblio. La pronuncia riafferma il principio secondo cui la dignità e la memoria individuale prevalgono sulla permanenza illimitata delle informazioni digitali.

Il caso che ha portato alla decisione della Cassazione

La vicenda giudiziaria trae origine dal ricorso di un cittadino coinvolto in un procedimento penale risalente agli anni 2000, poi archiviato e privo di attualità. Nonostante la chiusura del caso, digitando il suo nome su Google comparivano ancora articoli che lo collegavano ai fatti giudiziari. Il diretto interessato ha richiesto la rimozione dei link invocando il diritto all’oblio, ma Google aveva inizialmente rifiutato, sostenendo che le informazioni fossero “di pubblico interesse”. Dopo anni di contenzioso, la Cassazione civile ha accolto il ricorso, stabilendo che la diffusione di notizie ormai obsolete o decontestualizzate costituisce una violazione dei principi del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e dell’art. 17 relativo alla cancellazione dei dati personali.

Il principio espresso dalla Suprema Corte

La sentenza afferma con chiarezza che l’interesse pubblico deve essere “attuale, concreto e proporzionato” e non può essere invocato per giustificare la presenza online di notizie vecchie che incidono sulla vita privata. La Corte ha anche ribadito che spetta al motore di ricerca dimostrare la legittimità della conservazione del contenuto, invertendo di fatto l’onere della prova rispetto all’utente che chiede la rimozione. È una svolta significativa: il diritto all’oblio non è più un’eccezione, ma una garanzia strutturale del diritto alla reputazione nell’era digitale.

L’impatto della sentenza e i nuovi obblighi per Google

La pronuncia impone a Google di predisporre procedure più rapide e trasparenti per gestire le richieste di cancellazione, con particolare attenzione ai casi in cui i contenuti riguardano fatti giudiziari risalenti. Le autorità italiane e l’Autorità Garante per la Privacy avranno ora un ruolo di vigilanza più incisivo nel monitorare l’attuazione del provvedimento. Per gli esperti di diritto digitale, si tratta di una sentenza che potrebbe avere effetti estesi in Europa, rafforzando l’idea di un “diritto alla deindicizzazione dinamico”, capace di adattarsi al mutare del tempo e del contesto.

Dalla cronaca al principio universale: il diritto a essere dimenticati

L’articolo de Il Mattino conclude sottolineando come questa decisione restituisca equilibrio tra memoria collettiva e libertà individuale. La Corte ricorda che il web non è un archivio eterno e che la permanenza illimitata delle informazioni rappresenta una minaccia alla possibilità di reinserimento sociale e al rispetto della persona. Il diritto all’oblio – nato come concetto giuridico di nicchia – assume così una dimensione etica universale, diventando una delle sfide centrali della democrazia digitale contemporanea. È un segnale forte: la reputazione online non può essere una condanna perpetua, ma deve poter evolvere insieme alla vita delle persone.

 
 
 

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