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Così Google capisce quello che stiamo cercando: il potere invisibile degli algoritmi

Aggiornamento: 3 nov

Fonte: la Repubblica – Così Google capisce quello che stiamo cercando, 30 marzo 2022.

Dietro ogni ricerca, un algoritmo che ci conosce meglio di noi

Nel suo approfondimento pubblicato su la Repubblica, Gabriele De Palma racconta come Google sia diventato, più che un motore di ricerca, un interprete dei nostri pensieri digitali. Ogni interrogazione che digitiamo è analizzata da una rete di algoritmi semantici e predittivi capaci di anticipare ciò che desideriamo trovare, persino quando non lo esprimiamo con precisione. Questo meccanismo, spiega l’autore, trasforma la ricerca online in una forma di profilazione cognitiva che si raffina nel tempo e rende l’esperienza apparentemente perfetta, ma in realtà sempre più dipendente da criteri che sfuggono al controllo dell’utente.

Dalla keyword alla comprensione del linguaggio naturale

Il sistema alla base di questa evoluzione è MUM (Multitask Unified Model), una tecnologia di intelligenza artificiale che consente a Google di comprendere le intenzioni di ricerca con un approccio “multilingue e multimodale”. Come osserva la Repubblica, l’obiettivo di MUM è quello di “capire” le connessioni tra concetti, immagini, luoghi e contesti culturali, non solo di restituire risultati coerenti con le parole digitate. La rivoluzione di questo sistema è che la ricerca diventa interpretativa, fondandosi su una comprensione del linguaggio umano simile a quella delle reti neurali profonde.

Il confine sottile tra efficienza e controllo

Dietro questa innovazione si nasconde tuttavia una tensione evidente: più Google riesce a “capire” le nostre intenzioni, più accumula dati su abitudini, preferenze, emozioni e valori. Ogni ricerca alimenta un archivio invisibile di informazioni che definisce il nostro profilo digitale e orienta i contenuti futuri. Secondo gli esperti, questa capacità predittiva rischia di consolidare un ecosistema chiuso, in cui le nostre scelte vengono anticipate e guidate da una logica di ottimizzazione economica e pubblicitaria, piuttosto che di conoscenza libera.

L’intelligenza artificiale come nuova infrastruttura cognitiva

La tecnologia MUM è stata introdotta nel 2021 e rappresenta una delle prime applicazioni concrete di intelligenza artificiale multimodale nel campo dell’informazione digitale. Analizza testi, immagini, video e suoni, apprendendo continuamente dai comportamenti di miliardi di utenti. Questa infrastruttura “cognitiva globale” consente a Google di dominare l’intero ciclo del sapere digitale, dal momento in cui un’idea nasce fino alla sua rappresentazione nei risultati di ricerca. È un potere conoscitivo senza precedenti, che trasforma l’azienda da semplice fornitore di servizi a custode della percezione collettiva.

La questione etica e il ruolo della trasparenza

L’articolo conclude con un interrogativo cruciale: può una tecnologia che interpreta il pensiero umano rimanere neutrale? La risposta, per molti analisti, è negativa. Per questo cresce la richiesta di strumenti di trasparenza algoritmica e di una nuova governance dei dati che impedisca la concentrazione di potere cognitivo in poche mani. Nel mondo di MUM – scrive la Repubblica – “Google non si limita più a rispondere alle domande, ma decide quali domande valga la pena porre”. Una riflessione che ci ricorda come, nella società della ricerca permanente, la libertà digitale passi prima di tutto dal diritto di sapere come funziona chi ci osserva.

 
 
 

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