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Antitrust vs Meta sul mercato AI

Fonte: Il Sole 24 Ore – «Antitrust contro Meta: “Può falsare il mercato AI”», 27 novembre 2025

Un ecosistema digitale sempre più concentrato

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di ampliare l’istruttoria avviata su Meta, estendendola alle nuove condizioni contrattuali introdotte su WhatsApp Business. La questione non riguarda solo la messaggistica: è un caso emblematico del rapporto problematico tra Big Tech e sviluppo dell’intelligenza artificiale, dove infrastrutture proprietarie, dati e interconnessioni determinano posizioni dominanti difficili da scalfire. Meta avrebbe definito clausole che, nei fatti, potrebbero limitare l’accesso di aziende concorrenti ai canali distributivi della piattaforma, incidendo sulla possibilità di sviluppare chatbot, modelli linguistici e servizi AI alternativi.

Il rischio di distorsioni competitive e di un mercato AI non contendibile

Secondo l’Antitrust, la dimensione della piattaforma WhatsApp — con oltre 2 miliardi di utenti globali, di cui 37 milioni solo in Italia — rappresenta una leva strategica in grado di condizionare la crescita dell’intero settore dell’AI generativa. Le nuove clausole, che modulo dopo modulo ridefiniscono i rapporti tra imprese e piattaforma, avrebbero potuto generare un vantaggio competitivo irreversibile per Meta, ostacolando l’ingresso di operatori come OpenAI, Microsoft, Perplexity o realtà emergenti. La preoccupazione principale riguarda la possibilità che solo i modelli sviluppati da Meta possano beneficiare, grazie all’ecosistema WhatsApp, di un’enorme quantità di dati conversazionali utili all’addestramento dei sistemi di AI. In un mercato che vale, nella sola Unione Europea, oltre 7,3 miliardi di dollari, l’esclusione dei concorrenti rischia di consolidare una posizione dominante difficilmente recuperabile.

Il nodo del lock-in e della dipendenza infrastrutturale

Il provvedimento dell’Autorità insiste su un concetto cruciale: l’effetto “lock-in”. Se ciò che Meta offre — integrazioni AI, modelli proprietari, assistenti intelligenti per WhatsApp Business — diventa lo standard per la comunicazione tra imprese e consumatori, l’intero settore rischia di piegarsi a una dipendenza infrastrutturale che riduce innovazione e pluralismo tecnologico. La stessa rappresentanza USA ha contestato l’accusa, sostenendo che la piattaforma non avrebbe progettato funzionalità tali da sovraccaricare i sistemi o impedire l’accesso agli altri chatbot. Ma l’Antitrust italiano sottolinea un punto preciso: la concentrazione di dati e servizi in un’unica piattaforma crea dinamiche competitive distorte già prima che il mercato possa maturare.

Una questione che travalica la concorrenza: dati, potere e governance dell’AI

Questa vicenda non riguarda solo clausole contrattuali: parla della natura stessa dell’intelligenza artificiale contemporanea. I modelli AI non vivono nel vuoto: hanno bisogno di dati, conversazioni, interazioni reali. Quando una piattaforma dominante può chiudere o aprire il rubinetto dell’accesso a questi flussi, determina non solo chi può competere, ma come si sviluppa l’AI nell’intero ecosistema europeo. È un tema politico, prima ancora che economico: decide chi potrà governare la transizione digitale.

Perché questo conta anche per i cittadini: il potere che non vediamo

La decisione dell’Antitrust riguarda le imprese, ma le sue conseguenze ricadono direttamente sui cittadini. Un mercato dell’AI poco contendibile produce:

  • minore scelta di strumenti digitali,

  • servizi meno trasparenti,

  • minore tutela dei dati personali,

  • maggiore dipendenza da un’unica infrastruttura globale. È un modello che non solo soffoca l’innovazione, ma rischia di concentrare ulteriormente il potere informativo e tecnologico in mano a pochi attori, con effetti a catena sulla qualità della democrazia.

Il significato per Algopolio: rendere trasparenti i rapporti di forza nel digitale

Per Algopolio, casi come questo non sono episodi isolati: sono segnali di un ecosistema digitale dove il potere economico e il potere tecnologico tendono a fondersi, sottraendosi al controllo pubblico. Le decisioni dell’Antitrust mostrano che senza vigilanza, regolazione e pressione civile, il mercato digitale evolve in direzioni che penalizzano cittadini, piccole imprese e innovatori indipendenti. Algopolio nasce proprio per questo:

  • aiutare chi subisce comportamenti scorretti delle piattaforme;

  • rendere comprensibili meccanismi tecnici apparentemente neutrali ma profondamente politici;

  • offrire supporto a chi ritiene che i propri diritti digitali siano stati violati;

  • promuovere un modello di governance tecnologica più equo, trasparente e democratico.

Se chi legge sospetta di aver subito un abuso da parte di piattaforme digitali — su dati, algoritmi, de-indicizzazione, visibilità, accesso ai servizi — Algopolio può fornire ascolto, orientamento e strumenti concreti di tutela. Perché la tecnologia non deve essere un territorio di potere incontrollato, ma uno spazio in cui i diritti dei cittadini vengono difesi con rigore e visione.

 
 
 

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