top of page

Scroll infinito, dipendenza finita?

Fonte: Corriere della Sera, 8 febbraio 2026

Il design come architettura della dipendenza

L’Unione europea accusa TikTok: il design crea dipendenza. Scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche personalizzate, raccomandazioni algoritmiche. Non è solo una questione di contenuti, ma di struttura.

Il punto centrale è questo: l’interfaccia non è neutrale. È un dispositivo comportamentale. Progetta l’attenzione, orienta il tempo, modella l’esperienza.

Dopamina e modelli di business

Lo psicologo intervistato spiega che si attivano meccanismi neurobiologici simili a quelli delle dipendenze comportamentali. Il rilascio di dopamina diventa parte integrante del modello economico. L’utente non è più solo destinatario di contenuti, ma risorsa di tempo e dati.

In questa logica, la personalizzazione non è servizio: è leva di trattenimento. E il trattenimento è valore.

Il Digital Services Act alla prova

L’indagine europea si muove dentro il perimetro del Digital Services Act. La domanda è se la piattaforma abbia valutato e mitigato i rischi sistemici legati al proprio design.

Questo è il passaggio cruciale: non basta rimuovere contenuti illegali. Occorre interrogarsi sull’architettura dell’attenzione. Se il sistema incentiva compulsione e permanenza, la responsabilità non può essere solo individuale.

Libertà, tutela e responsabilità

Il gruppo respinge le accuse. Ma il dibattito sollevato è più ampio. Fino a che punto la libertà d’impresa può giustificare un design che massimizza l’engagement a scapito del benessere psicosociale?

Algopolio sostiene da sempre che la libertà digitale non coincide con l’assenza di regole. La vera libertà è poter scegliere senza essere ingegnerizzati. E questo richiede trasparenza algoritmica, accountability e strumenti effettivi di tutela.

La posta in gioco non è una singola piattaforma. È il modello di società digitale che vogliamo costruire.

 
 
 

Commenti


bottom of page