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L’intelligenza artificiale e il rischio di svuotare il processo

Fonte: Il Sole 24 Ore – “Tutela della centralità del processo anche ai tempi dell’AI”, gennaio 2026.

L’AI entra nei tribunali, ma a quali condizioni

L’intervento di Gisela Finocchiaro richiama l’attenzione su un nodo cruciale: l’intelligenza artificiale è ormai presente, in modo esplicito o implicito, nelle pratiche giudiziarie. Il problema non è se utilizzarla, ma come e fino a che punto. Il rischio non è solo tecnologico, bensì culturale: considerare l’AI come un’autorità cognitiva anziché come uno strumento subordinato al giudizio umano.

La fragilità del contraddittorio automatizzato

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’impatto dell’AI sul contraddittorio. Sistemi che producono testi, sintesi o riferimenti normativi possono influenzare il processo decisionale senza lasciare traccia del percorso logico seguito. In questo modo, il cuore stesso del processo – la possibilità di comprendere, contestare e verificare – rischia di essere svuotato, trasformando il giudizio in un esito opaco e difficilmente contestabile.

Utilità elevata, vigilanza imprescindibile

L’articolo non demonizza la tecnologia: l’intelligenza artificiale può essere uno strumento di grande utilità, a condizione che chi la utilizza possieda un’elevata capacità critica e mantenga il controllo dell’intero processo decisionale. Il vero discrimine non è tecnologico ma umano: senza formazione, consapevolezza e responsabilità, l’AI diventa un moltiplicatore di errori anziché un supporto.

La centralità del processo come presidio democratico

Difendere il processo significa difendere la democrazia. Nei sistemi giudiziari, l’intelligenza artificiale non può essere una scorciatoia per ridurre tempi e costi sacrificando trasparenza e garanzie. Algopolio ritiene che la sfida non sia “adattare” il diritto all’AI, ma costruire regole che impediscano alla tecnologia di erodere silenziosamente i fondamenti dello Stato di diritto.

 
 
 

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