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Intelligenza artificiale e tecno-profeti: il rischio della narrazione assoluta

Fonte: Corriere della Sera, 21 marzo 2026

L’AI come mito contemporaneo

Il dibattito sull’intelligenza artificiale si muove sempre più tra due estremi: entusiasmo assoluto e paura apocalittica. In questo spazio si inserisce la figura dei cosiddetti “tecnoprofeti”, tra cui emerge il ruolo simbolico di Peter Thiel.

L’AI smette di essere solo tecnologia e diventa narrazione.

Il linguaggio della profezia

L’articolo mette in luce un elemento cruciale: il modo in cui l’intelligenza artificiale viene raccontata. Non più come strumento, ma come forza destinata a ridefinire l’ordine del mondo.

Questo linguaggio produce effetti concreti. Trasforma il dibattito pubblico, orienta le decisioni politiche, costruisce aspettative difficili da governare.

Il rischio della concentrazione

Dietro la retorica dell’innovazione si nasconde un tema più strutturale: la concentrazione di potere nelle mani di pochi attori tecnologici. Le grandi aziende non solo sviluppano le tecnologie, ma definiscono anche il modo in cui vengono percepite.

La narrazione diventa parte del potere.

Tra critica e fascinazione

Algopolio sottolinea come il problema non sia l’innovazione in sé, ma la sua rappresentazione come inevitabile e incontrollabile. Quando la tecnologia viene raccontata come destino, si riduce lo spazio del confronto democratico.

Il rischio è duplice: da un lato l’accettazione passiva, dall’altro una critica che resta simbolica e non incide sui meccanismi reali.

Riprendere il controllo del discorso

La sfida, oggi, non è solo regolatoria o tecnica. È culturale. Serve riportare l’intelligenza artificiale dentro una dimensione governabile, sottraendola sia alla retorica salvifica sia a quella apocalittica.

Perché il vero nodo non è cosa farà l’AI.È chi decide come verrà usata, e con quali limiti.

 
 
 

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